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Tempo di Latina

Cultura, ti cerco e spero di non trovarti

In tutto il mondo, tranne che a Latina, vivere a un’ora di distanza dalla capitale viene considerato un vantaggio.  Ma noi, inimitabili abitanti del capoluogo pontino, non riusciamo proprio a vederla per questo verso. E, nel terzo luogo comune sulla città, dopo il “classico latinense” e “luogo senza identità”, ci abbandoniamo al lamento condiviso sulla mancanza di cultura. «A Latina non c’è cultura», segue sospiro e sguardo perso nel vuoto subito ravvivato da un alquanto improbabile paragone con Roma, dove è di assoluta necessità recarsi se si vuole avere qualche opportunità, sia come artista che come fruitore perché «a Latina non si fa mai niente». Di fronte a questa affermazione ci si aspetterebbe una migrazione di massa verso la caput mundi, un intero popolo che, assetato di cultura si riversa nei teatri e nelle sale capitoline. Fenomeno che si verifica in maniera estremamente limitata. Molto più cospicuo, invece, il pubblico che frequenta i teatri, gli spazi espositivi, le sale della musica di Latina senza stare lì a lamentarsi. Perché a Latina di offerta culturale ce n’è sempre stata e continua a esserci, basta sfogliare le pagine dei quotidiani locali, oppure farsi un giretto sui siti internet per scoprire che, se non ogni sera, almeno un paio di cosette a settimana si possono fare. Basta informarsi prima di aprire la bocca.

Per informarmi bene chiedo aiuto a Luisa Guarino: è la giornalista che per anni ha seguito le pagine di cultura di Latina Oggi, per poi passare a Il Territorio, una vera e propria memoria storica, aggiornatissima peraltro, su quanto accade in città. Luisa ha preparato un elenco di due pagine che, nel corso del nostro incontro, si rivelerà incompleto. Parte però da quella che definisce la caratteristica principale della questione culturale a Latina e cioè «l’assenza del Comune, se escludiamo la stagione di prosa del Teatro D’Annunzio, dove passato si teneva anche anche una rassegna di danza. Attualmente non abbiamo neanche un assessore alla cultura». Questo però non significa che manchino gli eventi «Se tracciamo una mappa dei teatri di Latina troviamo il Teatro Cafaro, dove si tiene la rassegna di Teatro Ragazzi e quella della Fita. C’è il Teatro Moderno che propone una stagione di prosa, oltre a una per i più giovani. Ha ormai preso il via il Teatro Ponchielli, dove si tiene la rassegna presentata dal Teatro del Prado di Roma per la direzione artistica di Mariano Di Martino. Quindi c’è lo spazio di Opera Prima, dove viene proposto un teatro più sperimentale. Da non dimenticare l’ottima esperienza di Latitudine Teatro e Stefano Furlan, presenti nel panorama della città con mini rassegne sempre molto apprezzate, l’associazione Nova urbs con la compagnia teatrale Maia che propongono le improvvisazioni teatrali, l’Associazione Corde. A proposito: in primavera Rinascita civile organizza un mese intero di eventi. Un mese intero, senza sosta, anche più eventi al giorno».

Ho quasi timore ad aprirlo, ma il capitolo musica credo che sia fondamentale a Latina «Come non partire dal Campus internazionale di Musica, dai tanti concerti degli scorsi anni che oggi purtroppo sono sempre di meno, dal Concerto di Capodanno. Poi ci sono i concerti organizzati dal Conservatorio “Respighi”, c’è la rassegna di jazz organizzata da Luciano Marinelli al Circolo cittadino. E ci sono tanti locali che propongono ogni genere di musica dal vivo. Non dimentichiamo le opere liriche organizzati dall’infaticabile Domenico Cappelli, Il Collegium musicum con il Premio Lauri Volpi».

Passando agli spazi espositivi non si può non ricordare la gallerista Lydia Palumbo Scalzi, la Romberg e ancora lo Spazio Comel, l’Ex Garage Ruspi, L’Officina Luce dove lo scorso anno si è tenuta la Biennale di arte contemporanea Città di Latina, la sala delle esposizioni di Palazzo M. Senza dimenticare che, ogni giorno dell’anno, in qualche bar o libreria è in corso una mostra.

Le novità di questi ultimi anni? «Direi il Cinema Oxer che, oltre a film di grande richiamo offre anche il cinema che una volta si chiamava d’essai, oltre a organizzare incontri con registi e attori». A proposito di cinema: non dimentichiamo il Festival pontino del Cortometraggio, che ogni anno presenta una settimana di proiezioni. «Sempre in tema di novità con l’apertura della Feltrinelli si è potuta avere un’offerta di lettura vastissima. Inoltre ogni settimana vengono presentati libri. Un percorso che a Latina aveva già iniziato, e comunque prosegue, Piermario».

Fermiamoci qui, lo spazio su un giornale è tiranno. Ci sarebbero da ricordare le tante associazioni oppure un posto come Piana delle orme con il suo Museo della seconda guerra mondiale, o ancora il Festival internazionale del circo. Però qualcosa manca rispetto al passato? «Mi sembra che siano spariti i grandi concerti pop, quelli che si tenevano allo stadio oppure al Teatro D’Annunzio. Basta ricordare nomi come Vasco Rossi, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia, Ron».

Sempre perché a latina non si fa mai niente. La lamentela comune oltre il luogo comune? «Si dice che non si dà abbastanza visibilità agli eventi. Eppure le pagine dei giornali locali ne parlano e nell’epoca di internet basta collegarsi a un sito di informazione». Certo, però all’esterno del Teatro D’Annunzio, forse unico caso al mondo, non c’è una bacheca che presenti il cartellone. Di certo non per sold out dei posti disponibili.

Dalla Stirling alla Casa della Musica, i luoghi mancati

In principio fu la biblioteca Stirling, mi sembra di capire che sull’area interessata alla fine ci hanno fatto un parcheggio. Oggettivamente serviva di più. Per l’ex Consorzio agrario, diventato Latinaexpo, si sono spesi fiumi di carta stampata. L’architetto questa volta ce lo siamo andati a cercare a Parigi, non è stato necessario passare La Manica. Doveva essere la casa della Musica, c’era anche un finanziamento. Invece neanche la consolazione di un parcheggio coperto. Il Museo Cambellotti funziona a corrente alternata, come palestra era più convincente.


C'è chi ci crede. E fa

Il Festival delle arti di Villa Fogliano, Giallolatino, il Premio Latina Immagine: possiamo anche definirle tradizioni, visto che resistono agli anni, cosa un po’ difficile a queste latitudini. A continuare a crederci nonostante le difficoltà sono rispettivamente Nazzareno Ranaldi, Gian Luca Campagna e Franco Borretti. Il primo ogni fine luglio ci fa ricordare che Villa Fogliano può essere molto di più di una gran bella passeggiata che già in tanti, pur abitando a cinque minuti di macchina ignorano. Campagna ha intuito il boom della passione noir, lo ha fatto quando se ne parlava appena. Così, quando è il thriller è diventato moda, ha potuto dire “io già c’ero”. Franco Borretti ci ha fatto scoprire il personaggio che portano nel mondo il nome di Latina e ogni anno ne scova di nuovi. Qualche nomination è discutibile? Dai, succede anche per il premi Nobel.

 


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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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