Tempo di Latina

Voglia di Toledo

 

Che piaccia è fuori dubbio. Sono bastati due raggi di sole per riempirla di entusiasmo, facendo dimenticare i disagi del senso unico. È bastato un fine settimana appena tiepido per infuocarla delle risse tra pedoni e ciclisti, con i secondi che si incazzano a morte se i bipedi osano camminare sul tratto asfaltato riservato alle due ruote. Ovviamente sorvolando sul fatto che un tratto ciclabile a ridosso della spiaggia dovrebbe servire a famigliole con bambino nel seggiolino e non a frotte di Mazinga con l’imbottitura sul culo.

La seconda grande opera pubblica made in Latina, grande per l’indice di gradimento e seconda in ordine di tempo alla pista ciclabile che permette di arrivare al mare senza finire prima in ospedale o all’obitorio e poi comunque dall’avvocato, si è di fatto inaugurata da sola senza aspettare il taglio del nastro tricolore. Per il gran giorno saranno messi a punto i dettagli, come i fiori nelle aiuole, che dovendo durare almeno due ore senza che chiunque se li porti via, andranno piantati all’alba dell’evento.

Bene, questa riqualificazione della Marina di Latina, questa passeggiata anni ’50 in dirittura d’arrivo con mezzo secolo di ritardo funziona. Punto.

E, a maggior elogio del tutto, va sottolineata la parsimonia con la quale si è provveduto alla realizzazione. Appare chiaro infatti che si è risparmiato parecchio andando a recuperare materiali avanzati da altre opere. Sennò, quale sarebbe il senso di una pavimentazione sui toni beige-marroni-neri e le panchine in mosaico celeste-blu? Sembrerebbe ovvio che il mosaico sia stato realizzato con le piastrelle avanzate dalla stazione di Toledo a Napoli. A cui le linee tondeggianti delle sedute rendono anche un omaggio in termini architettonici.

Per non parlare delle guide per i ciechi. Esattamente quei mattoni con le scanalature e quelli con i pallini che si trovano nei pressi dei semafori e tutti si chiedono a che servano. Ai semafori servono a qualcosa, qui proprio a niente. Ai ciechi scanalature e pallini indicano molto quando sono messi a regola, qui invece indicano confusamente le uscite dall’area protetta, quindi immettono su strada. Una volta arrivati dalla parte opposta nessuna mattonella omologa dà le indicazioni necessarie. Ok, siamo usciti dall’area terzo millennio, dall’altra parte è area dopoguerra.

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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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