Tempo di Latina

Il volano di rilancio concertato nella cabina di regia

Entrati da qualche mese nell’anno conclusivo del terzo lustro del terzo millennio ci si rende inesorabilmente conto che il futuro è archiviato da un pezzo. Cioè il futuro raccontato all’epoca del millennium bug, quando dovevano scoppiare tutti i computer e invece è saltato giusto qualche file. Superata quella mezzanotte cruciale, l’umanità è entrata trionfalmente nel futuro e Latina non ha fatto eccezione, producendosi in ampie speranze tradotte in una serie di espressioni palleggiate da una conferenza stampa all’altra. Andavano forte: il “volano di rilancio” e la “cabina di regia”, da attuarsi attraverso “tavoli di concertazione” che si concludevano con “dichiarazioni di intenti”. Quindi abbondanti brindisi e buffet, meglio ancora pranzi e cene, gadget e tutti in redazione a scrivere la stessa cosa del giorno prima. Se dopo qualche mese chiedevi l’esito gli intenti, la risposta era che ci voleva tempo, mica si realizzano così le cose, da un giorno all’altro. Come la piattaforma intermodale di Latina Scalo, doveva movimentare le merci del centro sud Italia. L’ultima volta che se ne è parlato è stato quando l’hanno chiusa. Ma era il 2010 e la crisi ha tolto tutti dall’imbarazzo. Oppure il parco tematico che in realtà all’inizio nessuno aveva capito cosa fosse veramente però faceva figo parlarne. Mi sono fatta l’idea che dovesse essere una cosa tipo il Raimbow di Valmontone. Mi pare però che, mentre l’intermodale di Latina Scalo è esistito come struttura, nel senso che c’era il sito, mancavano solo i tir e le merci, del parco tematico non sia stata posta neanche la prima pietra. Non ci giurerei. In ogni caso è costato meno dell’intermodale. Che non sono sicura sia costato meno delle terme. Posso affermare con certezza però che l’aeroporto è stata la spesa meno onerosa anche perché se ne è occupata un’associazione di cittadini. In realtà non si capisce perché nel cumulo di fregnacce a fondo perduto non ci sia andato a finire anche l’aeroporto. Via, qualche milione di euro si poteva buttare anche lì. A proposito, la Casa della musica ospita il mercato annonario, nel frattempo al Teatro D’Annunzio fa un freddo cane.

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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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