Racconti spiccioli, il quotidiano e lo straordinario di una piccola umanità

Vincenzina

"Vincenzina" fa parte della raccolta "CON PAROLE DI DONNA" pubblicata nel 2004 dalla Provincia di Latina. 

Racconta di una ragazza di Latina nella Latina dei progetti.

Sono passati 9 anni: quanto si è realizzato? Oppure quanto di diverso è stato realizzato?

 

 

“Se invece di perdere due mesi a soffrire, mi fossi data da fare per sistemare casa...stasera non avrei il problema di dove concludere....”. Vincenzina era piuttosto seccata con se stessa. Quando passa, il mal d’amore diventa un’assurdità. Un percorso inutile, pensò, sentendosi abbastanza scema per aver subìto così passivamente i propri sentimenti. Inutile come quelle ore passate sul letto con gli occhi sbarrati a consumarsi nel sospetto. “Ma vaffanculo!” Liberatorio, però.

Basta, era ora di andare a lavorare. Almeno tra le chiacchiere delle clienti avrebbe passato qualche ora di sana stupidità. Quanto a concludere la serata, se il letto non c’era, poteva sempre comprare un tappeto a 50 euro, magari lo trovava con la Carica dei 101 in qualche supermercato, parei colorati per mascherare l’immagine antierotica, cuscini, un po’ di candele sparse qua e là e l’atmosfera era garantita. Alla fine c’era anche lo spunto lussurioso.

 

“Guarda pure il messaggino che ti è arrivato, cara”. Tutti sapevano che a quest’ora stava lavorando e che teneva il cellulare acceso solo per le emergenze. Vincenzina posò la limetta e sistemò il piede della cliente su una seggiola coperta da un asciugamani sofficissimo.

Sul display: #Birretta#. Le salì la rabbia.

“Scusi signora, le dispiace se rispondo?” “Ma no!”

#Lo sai che il pomeriggio lavoro alle Terme, non...#. Cancellò il non.

“Il fidanzato?” La signora era in vena di chiacchiere e di curiosità.

“No, un’amica...lo sa che sto lavorando e che non deve cercarmi”

“E il fidanzato?”

“Quello non esiste più da un paio di mesi”.

Alla signora non andava di sentire problemi e storie piagnucolose, tuttavia non poté trattenersi dalla domanda a cui nessuno ha mai saputo rispondere sinceramente: “E perché vi siete lasciati?”

“Glielo chieda a lui”

“E che fa nella vita il tuo ex fidanzato?”

“Studia all’università...”

“Ah, è vero! Qui avete l’università... l’ho anche visitata, in quel curioso edificio a forma di emme. Bello, però...e a che facoltà è iscritto?”

“Sta finendo gli esami di ingegneria”

“E tu? Sei fissa qui a lavorare?”

“No, qui al Fogliano ci vengo solo tre volte a settimana di pomeriggio, per guadagnare qualcosa. Certo di lavoro ce ne sarebbe tanto, ma studio anch’io” “Bene! E cosa fai?”

“Io sono una guida turistica, mi sto specializzando sul parco archeologico di Satricum...smalto?”

“Sì, arancione per favore, sul piede abbronzato fa sempre la sua figura”.

 

Di corsa a sistemare l’alcova. Come temuto gli unici tappeti soffici ed economici raffiguravano Pippo e Pluto.

Messaggio. #Sto tornando ora da Bologna, che strada mi conviene per arrivare da te#

#No raccordo, meglio bretella, esci Valmontone-Cisterna, 15 min e sei a LT”#.

 

Perizoma delle grandi occasioni oppure incuranti mutande casual, cotone bianco ed elastico in primo piano? Meglio forse una coulotte, non esplicita, sempre sexy. Il reggiseno. A trovarne uno coordinato. Un numero differente di lavaggi rispetto al pezzo abbinato sotto davano come risultato due tonalità diverse. Mah, in penombra non si vede. Tutto sommato si può anche far a meno del reggiseno. La maglietta a pelle nuda può essere un valore aggiunto. Perizoma nero senza alcun fronzolo: problema biancheria intima risolto. Per il resto look semplice e d’effetto, pantalone di lino, t-shirt minima, sandalo prezioso, tonalità chiare per risaltare l’abbronzatura. Però ad estrarre i pantaloni la prima volta...forse meglio un vestito: pezzo unico, lo sfili e via. L’alcova era impeccabile. Adesso bisognava portarcelo dentro.

“Certo se è venuto fino qua...in mente qualcosa dovrebbe avercela. Dove posso portarlo a cena...” Lo squillo a fanfara del cellulare a interrompere ogni pensiero. Il momento era arrivato, lui in Piazza del Popolo ad aspettarla. Oramai si era in gioco: come sarebbe andata a finire si sapeva, l’incognita era tutta sui tempi e sui modi. Tra la certezza e l’incognita poteva esserci una serata piacevole.

 

“Se ti va di guidare ancora, facciamo un salto ad Anzio, sarebbe carina una puntata al Casinò” come incipit Vincenzina aveva deciso lo stile super disinvolto e propositivo “altrimenti che ne pensi di un giro al Parco Tematico di Fogliano? Ci arriviamo in cinque minuti, possiamo mangiare qualcosa lì”. “E noi quando stiamo insieme?”.

Ehi, questo voleva accoppiarsi subito.

La mano di lui, già parcheggiata a metà coscia, massaggiava il vestito con gesto rotatorio, chiaro preludio di uno slittamento a breve termine dentro le mutande.

“Andiamo, ti porto a casa mia”. Il sorriso di Vincenzina era anche sincero, questione modi e dei tempi risolta, meglio prima di cena, così non ci si appesantiva col cibo, erano le nove, per le dieci e mezza magari lui alzava le tende e lei poteva andarsene a dormire a un orario decente.

 

Candele accese, note dell’Aida, e Pippo e Pluto - stampati sul tappeto e abilmente mascherati con parei dall’odore esotico e appiccicoso - assistettero a scene innominabili. Lei si tolse il vestito in una sola mossa. Lui ci mise un po’ a scartarsi tutto, scarpe, calzini, pantaloni, camicia, mentre il desiderio cresceva. Incontenibile, fino a esplodere prima del tempo. Imbarazzante sigaretta per il break, il più e il meno che affiorava sulle loro bocche.

“Andiamo al Parco Tematico?” la proposta questa volta arrivò da lui, al quale le cose, evidentemente, stavano bene così.

 

“Ammazza oh, è meglio di Poitiers!!!”

“…(Ma guarda un po’ se lo dovevo portare al Parco dei divertimenti! Pure il tappeto ci so andata a compra’ ‘sto pomeriggio. Boni 30 euro. Eccolo lì, ipnotizzato come ‘no scemo)…” La fame distolse Vincenzina dai suoi pensieri.   “Senti, vado a mangiare qualcosa a quello stand lì, poi magari mi raggiungi”.

“Ah sì, ecco finisco la partita”

“Ti ordino qualcosa intanto?”

“Eh, sì….Cosa? fai tu, scusa ci vediamo tra un po’”

 

“Una birra, anzi due va” ... (“Se gli si riscalda chissene frega. Poteva scollarsi prima dai giochetti”)

“Per cortesia una caprese con mozzarella di bufala. Anzi due”... (“Se non gli piace me la mangio io”)

 

“Ecccomi!!!! Bellissimo questo posto!............Buona la caprese e quest’olio è favoloso...”

“Ah, sì, è Olio Latino. Lo producono sulle colline qua intorno” continuò tecnica nelle informazioni “quando si è deciso che tipo di ristorazione offrire all’interno del Parco Tematico, la scelta è caduta sui prodotti tipici locali. Si è voluto evitare ogni marchio che potesse in qualche modo uniformare questo territorio ad altri. Quindi potrai mangiare macedonia di Kiwi Latina, fiordilatte Pontino…” L’entusiasmo dell’esposizione di Vincenzina era quello della guida turistica alla duemillesima esposizione a scolaresche inferocite.

“Anvedi le cose che c’avete! Devo venire a trovarti più spesso!”

...(“Dio me ne scampi!...Mi sta proprio bene, andarmi a entusiasmare per il cretino di turno. Ci casco sempre. Uffa, e quando finisce ‘sta serata che domani devo studiare. Cambio numero di cellulare così non mi trova più...)

“A che pensi?” chiese lui, sguardo furbo, ammiccante condito da una sfumatura di tenerezza.

“Che domani devo alzarmi all’alba per studiare”

“Studierai dopodomani” ancora quello sguardo furbo, il braccio a mo’ di tentacolo si srotolava sulle spalle di Vincenzina.

“Senti, scusa, ma io dovrei proprio andare….Anche tu, d’altra parte, devi guidare, non vorrei che facessi tardi…”

“Ma no...non ti preoccupare...io posso rimanere...devo solo fare un salto domani a Roma...nel pomeriggio...”.

 

Secondo round a casa. La prospettiva di una notte scomoda sul tappeto non sembrava impensierirlo, mentre Vincenzina spiegava a se stessa il lato positivo della vicenda: altre 15 ore con il tipo in circolazione avrebbero esaltato il momento del distacco, facendole apprezzare quella libertà vituperata per mesi. Di queste quindici ore almeno sei le avrebbe passate dormendo – in maniera poco agevole, ma dormendo – quindi sarebbe uscita di casa ed esibendosi nell’addio più dolce possibile, lo avrebbe salutato definitivamente. Lui sarebbe rimasto, è vero, ma tanto la casa era appena attrezzata per la sopravvivenza, il caldo avrebbe fatto il resto. In fondo si trattava solo di tollerarlo circa sessanta minuti da sveglio, trecentosessanta da addormentato e quattrocentoottanta da concittadino. Via, ci si poteva stare.

 

“Amore, la prossima volta un bel letto”

…(“Ma quale amore e quale prossima volta…”)

“Hai sonno?”

“Veramente sì…io domani devo studiare…tra quindici giorni ho un esame…buonanotte….Domani tu fai con calma, quando vai via basta che ti tiri dietro la porta…”

“Svegliami quando ti svegli”

…. “Buonanotte”.

Facile a dirsi buonanotte. Il tappeto neutralizzava il fresco del pavimento, mantenendone inalterata la durezza.

In una notte di luglio, in un blu pieno di stelle, neanche un bel sogno nei trecentosessanta minuti da addormentata.

 

Lo squillo della sveglia del telefonino per aprire gli occhi, sperando di essere l’unica a farlo. Desiderio esaudito e di corsa in bagno. Il caffè meglio al bar. Vestizione rapidissima, come solo l’estate permette. E lui che sembrava apprezzare il giaciglio. Era giunto il momento del saluto…almeno un bacio pro forma…da quello non ci si poteva esimere. “Ciao, sono stata benissimo”. E già era alla porta. “A dopo” la risposta.

 

Appuntamento alla Sterling per consultare i testi su Satricum. Su internet c’era abbastanza, ma alcune ricerche era meglio vedersele sui testi. Un paio d’ore sospesa tra la Mater Matuta e il pensiero di una ritrovata libertà.

L’sms arrivò impietoso #Pranziamo insieme?#

Il sadismo di un’ora senza rispondere e poi la resa #Ok, dove sei?#

#Ti sto aspettando a casa#.

Concentrandosi sulla striscia che divideva la pista ciclabile dal resto della carreggiata, si avviò. E per pranzo? Al mare?

 

La sua chiave che girava, la porta che si apriva e lui, in boxer, seduto al tavolino striminzito, beveva un bicchiere del vino messo con cura in frigo neanche ventiquattr’ore prima. Padrone del territorio.

Crudele più della luce del giorno può essere la penombra. Non si impietosisce per la mediocrità di chi non ha un fisico da atleta, né il decoro di coprirlo, e crea strani chiaroscuri lì dove solo il buio potrebbe ottenere risultati apprezzabili.

“Andiamo al mare?”

“Mi preparo subito!” l’entusiasmo di lui non accennava a scemare

…(che cavolo hai fatto fino ad adesso, che ti devi ancora preparare).

 

“Vincenzì, ma lo sai che ‘sta città è mitica? Oh! Avette conosciuto prima! Che facciamo stasera?”

…”Ma tu non devi andare a Roma?”. “Massì, ‘n salto a casa de mi’ madre, sistemo un paio de cose. A torna’ è ‘n’attimo, prendo la Pontina…da quando l’hanno raddoppiata p’arriva’ al Circeo ce metto pochissimo, p’arriva’ qua ancora de meno…”.

 

A volte le strade sembrano non avere un ritorno. Fissi il guard-rail senza interruzioni e ti chiedi qual’era lo svincolo dove dovevi girare e non l’hai fatto.

 

“Io stasera vorrei andare a vedere la partita di pallavolo, abbiamo una squadra in B1, la seguo…c’è un’amichevole…forse a te non piace la pallavolo…” “Non me fa ‘mpazzì, però ce vengo volentieri. Semmai an certo punto ce ne andiamo”

“Scusami vado a salutare un mio amico…”

“E chi è ‘st’amico tuo? Guarda che so geloso!”

“Tiziano, lavora in una radio…fa il cantante…”

“ ‘n’altro destinato a morisse de fame!”

 

“Ammazza che Palazzetto...complimenti!”

“Sì, il Palazzetto ce l’abbiamo splendido, pensa se stessimo in serie A. Chissà forse, un giorno...dicono che ci stanno lavorando sopra, ma tu ci credi? Dicono, sono anni che li sentiamo dire...”

“Ma quando finisce ‘sta partita? O, che gnocca quella! Che fai, la saluti e non me la presenti? Ma chi è?”

“Si chiama Manuela, sta tentando di sfondare come attrice…se ripassa te la faccio conoscere”…(…”Così t’azzecchi a lei e me lasci in pace”…)

“Oggi il cantante, stasera l’attrice, ma ce n’avete de fantasia! Vabbé, quando finisce ‘sta partita?”

 

All’improvviso lo svincolo. Frenata con copertone stampato sull’asfalto. La tecnologia risolve quello che una volta richiedeva appuntamenti e spiegazioni. Vincenzina si allontanò. Qualche minuto disse.

Invisibile dietro la tribuna opposta, si gustò gli ultimi momenti della partita, mentre lui estraeva il cellulare dalla tasca per leggere l’sms che gli era appena arrivato. #Non ho più voglia di vederti#.

Commenti

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  • rita carcasole (lunedì, 07. ottobre 2013 20:57)

    Vincenzina è stupenda ....una parte di me!

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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