Racconti spiccioli, il quotidiano e lo straordinario di una piccola umanità

Per un cesto di frutta

Lo dicono tutti, e se tutti lo dicono qualcosa di vero deve esserci. Quando due donne, ancora in età da letto, si espongono sui lettini di uno stabilimento balneare il fatto equivale a un’offerta esplicita al primo che si fa sotto. Via, se tanto pessimo è il primo, si può aspettare anche il secondo. Come non aspirare a diventare preda di una bionda e di una castana in bikini?

È quasi mezzogiorno, si presentano i primi due. No, per un uomo in cerca la mattina non serve a nulla, è un mondo popolato di anziane o giovani mamme ancora troppo attaccate al pargolo e senza alcuna voglia di atti che preludano a una nuova procreazione. 

Sono un piccoletto con un accenno di pinguedine da ufficio e un segaligno con i capelli folti. Chissà perché gli uomini, quando si muovono in coppia, tendono sempre a compensarsi. Uno alto e l’altro basso, se uno è capellone, l’altro deve avere almeno un accenno di calvizie.

I venti metri che li separano dalle due amiche diventano il tavolo delle strategie e delle spartizioni del bottino. Con l’unica incognita possibile, che però potrebbe rivelarsi un diversivo intrigante, una ragione in più per la conquista: «E se sono due lesbiche?»

La mente vola bassa, all’altezza dell’inguine, lo scenario potrebbe diventare così caldo che già le gambe hanno un cedimento.

Il piccoletto incede dritto come un fuso per non perdere neanche un millimetro di quella lunghezza di cui Madre Natura è stata particolarmente avara. La fronte molto stempiata luccica, la carne bianca soffre sotto il sole. Il segaligno lo segue con le spalle curve, la pelle butterata ha combattuto ben altre guerre, il sole non è un disagio.

Le due donne, che, solo per una questione di linguaggio moderno, vengono definite ragazze, ma in realtà non lo sono più da oltre qualche lustro, credono che sia tempo di ritirarsi sotto l’ombrellone. L’abbronzatura estrema rischia di tradursi in macchie indelebili.

Due contro due, in quell’età in cui le donne hanno capito molto mentre gli uomini fanno molto per non capire.

Gli occhiali da sole nascondono gli sguardi, quegli otto occhi che si incrociano, si interrogano e chiedono. Il dialogo è lasciato all’incresparsi delle bocche, agli accenni di sorriso, alla prossemica. Se lei si protende, se lei si scansa i capelli dal collo, se lei si mette in posizione di preda.  Solo che lei non ha letto il medesimo opuscolo e fa una cosa d’altri tempi. Nel tendere la mano per la stretta, mentre pronuncia il suo nome, si toglie gli occhiali da sole, mostra gli occhi. L’opuscolo che ha letto lei diceva che un numero molto alto di interlocutori sarebbe stato indotto a fare altrettanto. Accade proprio così. Almeno per il piccoletto che è abbastanza spavaldo, il segaligno preferisce mantenere lo sguardo all’ombra del mistero. A quel punto anche l’amica mantiene le sue posizioni e gli occhiali da sole.

Le coppie sono quindi decise: quella con occhiali scuri e quella senza. Questa seconda è senza dubbio più estroversa, i piccoletti, si sa, debbono trovare qualcosa da dire, i lunghi preferiscono far parlare il silenzio.

Mezz’ora, ma no, saranno stati al massimo quindici minuti di conversazione e arriva la massaggiatrice da spiaggia, l’asiatica dalle mani come tenaglie che ha appuntamento con le due amiche.

La prima a farsi massaggiare è l’amica rimasta con gli occhiali da sole. Il segaligno si sposta lentamente per poterla ammirare mentre viene unta. Lei è costretta a togliere gli occhiali per poggiare la testa, ma rimane con gli occhi chiusi. Lui ringrazia le lenti specchiate che gli consentono di mantenere la posizione di filosofo, mentre il ventre reclama. Anche il piccoletto non rimane indifferente al richiamo, ma la spartizione del bottino è un patto di sangue e quella sotto le mani di tenaglia non è roba sua.

Dovrebbe essere chiaro a tutti che, quando si riceve un massaggio, il mondo debba rimanere fuori del lettino. Il corpo e la mente sono assolutamente presi e protesi verso se stessi. Ogni parola è una parola fuori luogo.

Eppure, in maniera del tutto inspiegabile, come racconterà la sera di fronte a una birra e a un plotone di amici, il segaligno proprio in quel momento sente il bisogno, che percepisce in realtà come mossa da compiere lì o mai più, di ficcare la lingua nell’orecchio dell’amica massaggiata. Mani di tenaglia non l’ha fermato, un’asiatica non si intromette nelle questioni urlate degli europei.

«Scusi, ma…» è trasalita, si è seduta di scatto sul lettino e ha spalancato gli occhi. Lui continua a non parlare, ma è chiaro che deve togliere gli occhiali. Fa lo sguardo sgomento dell’uomo che si aspettava un invito in camera da letto invece che una reazione isterica.

L’amica guarda il piccoletto con rimprovero, sembra dire: «Tra noi due poteva andare, ma io sto qui con la mia amica e il tuo amico è un cafone».

La ritirata è imbarazzante, non c’è un modo per renderla più dignitosa. È come quando lasciandosi due fidanzati commentano «Che brutta fine». Si è mai vista la fine bella di una storia di amore? Allo stesso modo la ritirata non può che essere imbarazzante. Il piccoletto e il segaligno abbandonano le postazioni, salutano con cortesia misurata, voltano le spalle ed è per sempre.

Il massaggio riprende indisturbato. Quando entrambe le amiche hanno finito e l’asiatica è ripartita con il suo carico di balsamo di tigre, sotto l’ombrellone viene recapitato un bel vassoio di frutta già sbucciata e tagliata a pezzi. «Signore, non voglio interrompere la cerimonia del massaggio alla quale evidentemente tenete molto, desidero però contribuire alla gradevolezza di questa vostra giornata».

E quindi? Forse il piccoletto per riagganciare l’amicizia? Forse il segaligno per farsi perdonare? Forse il cliente dello stesso albergo un signore gentilissimo e un po’ retrò, conosciuto la sera precedente? Il bagnino?

Il signore del chiosco che ha recapitato la frutta non saprebbe proprio che dire, si capisce che non è omertà il suo comportamento, bensì è un vero non sapere. Qui passa tanta gente e poi non ha preso lui l’ordine. Ma l’orario, almeno l’orario per tentar di intendere se i due c’entrino qualcosa, possibile che proprio quei due avessero avuto un pensiero delicato e gentile. No. Ma allora l’allusione al massaggio e al fatto di non voler essere disturbate? Qualcuno che aveva assistito alla scena? E allora è qualcuno che le sta osservando anche in questo momento. Da dove?

La frutta è molto varia, matura, buona. Ora una bella dormita, non molto lunga, ma intensa, profonda. D'estate, nel primo pomeriggio cos'altro si può fare. Ci guarderà mentre dormiamo? Veglierà il nostro sonno? Arriverà tè con pasticcini al nostro risveglio?

Il sonno delle due amiche non è quello colorato dell’estate senza pensieri. Qui un pensiero c’è ed è fisso. Se il donatore di frutta non si palesa, significa che ha qualcosa da nascondere. Fosse un maniaco, anzi uno stalker?

Il sole si è abbassato parecchio, siamo quasi al tramonto e nessun indizio che riporti al vassoio di frutta.

Soddisfatta con il suo libro in mano, l’anziana professoressa di due ombrelloni più in là contempla lo smarrimento delle due amiche. Sente di aver fatto la cosa migliore, le ha sprofondate nel dubbio. Potranno pensare a un principe di passaggio, folgorato dalla vista di loro e dovuto fuggir via. Potranno costruirsi un principe su misura, che ti manda la frutta in spiaggia senza nulla pretendere. Ora pretenderanno un po’ di più da chi le approccia e per questo passeranno la vacanza da sole.

Ma al ritorno a casa avranno da raccontare di quel cesto di frutta fresca arrivato in spiaggia senza spiegazioni.

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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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