Roma Stregona

Inseparabili – il fuoco amico dei ricordi di Alessandro Piperno

Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi

Il silenzio dell’onda di Gianrico Carofiglio

Sul podio del Premio Strega 2012 tre storie ambientate nella Città eterna

Con Piperno, Trevi e Carofiglio

vince l’irraggiungibile magia

della capitalepiù bella del mondo


Uno Strega ammaliato da Roma: l’edizione 2012 del Premio ha visto infatti i tre libri che avevano come sfondo la capitale piazzarsi sul podio dei vincitori. Con 126 voti ha vinto Inseparabili di Alessandro Piperno (Mondadori) che si è imposto per solo due preferenze su Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi (Ponte alle Grazie). Distanza ravvicinata, 119 voti, anche per Il silenzio dell’onda di Gianrico Carofiglio (Rizzoli). Quindi Marcello Fois con Nel tempo di mezzo (Einaudi), un romanzo bellissimo, avrebbe meritato di più e la giovane Lorenza Ghinelli con La Colpa (Newton Compton).

 


Inseparabili – il fuoco amico dei ricordi

Alessandro Piperno

 

Sembra di assistere a un esercizio alle parallele, quando la ginnasta vola in aria e tutti si chiedono se ce la farà a tornare in assetto. La trama di “Inseparabili – Il fuoco amico dei ricordi” di Alessandro Piperno, Premio Strega 2012, volteggia, fa le capriole, si avvita senza inciampare mai. C’è una storia di decenni da raccontare, cose accadute ieri raccontate come se fossero oggi e insieme all’oggi. Un groviglio di date e situazioni a cavallo tra due millenni, una generazione che è quella “der Piotta”, degli yuppies sorpresi dall’età adulta, dei paninari cresciuti loro malgrado. Dall’Olgiata a New York passando per la Bocconi, dal nulla al successo senza l’aiuto del Grande Fratello, convivendo con drammi e menzogne replicati in traumi sottili e striscianti, in un mostro insuperabile perché si pretende di averlo superato. Il tutto reso epico da una città come Roma, fonte inesauribile di scenari grandiosi e personaggi impossibili altrove. Dal vitellone dedito alla scoperta del miglior ristorante con ochetta giuliva al seguito, alla quintessenza della supermamma, italiana ed ebrea, per proseguire con la zoccoletta in erba, con la nuora pessima e la nuora perfetta senza dimenticare l’imprenditore supercafone dal figlio degenere che dà fiducia a un giovane rampante.

Due i passi, le pennellate di genio, espresse nel giro di quattro pagine, che valgono un intero romanzo, che danno l’idea della differenza tra saper abbinare bene le parole e saper scrivere. La prima: “Era uno di quei giorni di ottobre in cui la luce diurna, anche nelle ore più calde, sembrava ancora intrecciata con i fili dorati dell’alba” (pag. 262) e solo chi nella vita ha avuto il privilegio di assistere a un’ottobrata romana in piena regola può capire la bellezza di questo quadro. La seconda: “…per non parlare delle insopportabili ragazzine sbucate fuori dall’adolescenza con la presunzione di aver inventato la fica.” (pag.266) è il ritratto formidabile di una generazione femminile che ha definitivamente chiuso i conti con il passato e lo ha fatto con quell’entusiasmo fastidioso di chi si sta appropriando del mondo.

 

 

Qualcosa di scritto

Emanuele Trevi

Colto e bellissimo, eppure divertente con tratti di chiara leggerezza, nonostante sia di non facilissima lettura. “Qualcosa di scritto” di Emanuele Trevi, il favorito della vigilia che per soli due voti si è visto svanire lo Strega, supera i confini del romanzo, sconfinando nel saggio con la scusa di narrare una storia quasi vera, un incontro impossibile con Pier Paolo Pasolini. Però, fossero scritti così tutti i saggi, che gusto ci sarebbe a studiare! Siamo agli inizi degli anni ’90 in una Roma che non si arrende al presente, abbarbicata dentro i suoi palazzi, mondi a sé stanti, con un ecosistema e un microclima proprio. È tra queste stanze che si aggira Laura Betti, regina del Fondo Pier Paolo Pasolini. Guardinga e folle plasma e contamina chi le sta intorno, un’umanità per lei comunque ordinaria e indegna di appartenere alla stessa specie del poeta. Maltratta costantemente lo scrittore trentenne che collabora con lei, coriaceo più degli altri nel resistere alle sue incessanti angherie. Sarà proprio lui, attraverso la vita di Laura e la storia dentro la storia di Petrolio, il testo incompiuto di Pasolini a restituire al lettore un affresco che, se non fosse quasi vero, potrebbe definirsi fantascienza dei nostri giorni.


Il silenzio dell’onda

Gianrico Carofiglio

Gli elementi per una lettura più che gradevole ci sono tutti: trama avvincente sviluppata su due livelli, un’esistenza al massimo ridotta a vita di tutti i giorni da ricostruire, scenari che solo la città più bella e imprevedibile del mondo, Roma, può offrire. Il tutto raccontato attraverso una scrittura scorrevole e curatissima. Nel “Il silenzio dell’onda” ci troviamo davanti a un esercizio di narrativa talmente perfetto da sfiorare il virtuosismo. Una storia praticamente irreale eppure verosimile, gestita da personaggi tirati all’estremo e allo stesso tempo profondamente umani. Non manca l’ipotesi dell’orrore, osceno e consumato, al quale si contrappone l’eroe improvvisamente richiamato dall’oblio. Sarà questa la chiave di volta del romanzo, la pietra che sostiene e dà un senso allo svolgersi dei fatti. Una chiave di volta che si sposta sul finale, rinunciando alla sua centralità per favorire un maggior crescendo di pathos, in definitiva una soluzione per ciascuno dei protagonisti senza cedere alla tentazione di un finale eccessivamente lieto.

 

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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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