I racconti della professoressa Corsetti

Passeggiate in centro (1) - I capobranco

Ne ha parlato male fino al giorno prima e questo almeno dovrebbe metterlo in guardia sulla qualità di chi oggi lo tiene a braccetto, senza abbandonarlo mai con lo sguardo.

Colpevole del riavvicinamento deve essere stata quell'amorevole intesa, quella che riesce a istaurarsi solo tra maschi, quando due capobranco, o almeno presunti tali da se stessi, si incontrano e decidono di piacersi.

Fisicamente stonano un po'. Alto, corpulento, dal passo pesante uno. Piccolo e scattante il secondo.

Il primo si trascina senza nascondere la fatica, il secondo balza in avanti, sbarrando la strada per avere l'interlocutore di fronte. Eccolo, il piccoletto che si allunga tutto, si stira per sfruttare ogni centimetro. Da parte sua il corpulento cerca un guizzo di vita in quel fisico avvilito dalla mancanza di una ragione per averne cura.

Di che parlano? Il primo fa congetture sui sistemi mondiali. Il secondo si trova più a suo agio tra le rifiniture del vivere quotidiano. Il grosso spazia da Obama alla Merkel, il piccoletto contesta i marciapiedi del centro.

Però ammettiamolo, il piccoletto riuscirebbe persino a mettere la mano sul culo a una ragazza ricavandone in cambio un sorriso un po' complice, con un paio di inviti azzeccati potrebbe persino portarsela a letto.

Il corpulento è di quelli che rubano strusciate di nascosto.

«Professoressa Corsetti, buongiorno!».

Latina ha le strade larghe, i marciapiedi larghi. È un'enorme piazza dove è impossibile non vedersi. E il piccoletto mi ha vista da lontano. Lui saluta sempre e gli piace far sentire a tutti che è uno che saluta. Il grosso mi guarda senza interesse, fa fatica anche a guardare. Ricambio il saluto, saluto entrambi. Il grosso mi fa un cenno di assenso con la testa.

Li supero, ma sono una vecchia malfidata. Aspetto qualche secondo, mi giro di scatto come se mi fosse venuto in mente qualcosa da dire. Il grosso sta chiedendo chi sono. Se gli interessava tanto poteva presentarsi. Hanno lo sguardo che avevano i miei studenti impreparati sulla lezione. Chissà che diranno di una ottantenne che sta andando al mercato.

«Mi saluti tanto sua madre» dico al piccoletto

«Presenterò»

«Sa - a questo punto non mollo - è da un po' che non la incontro. Tutto bene?». In realtà ho intravisto la signora in ottima salute l'altro giorno, quindi so di non correre rischi.

«Ma certo, benissimo! Qualche acciacco per l'età...»

«Ma quale età...è giovanissima». La signora ha una decina d'anni meno di me e a queste altezze ogni lustro equivale a una vita. Il piccoletto sorride, la mamma in fondo è sempre la mamma. «Avrà sì e no l'età del signore... - e alludo al grosso, a occhio sapendo di mentire per eccesso di qualche annetto, - che è in splendida forma! Fa bene a circondarsi di persone più mature di lei, l'esperienza è saggezza»

«Complimenti per il suo magnifico tailleur - a questo punto il grosso si sente in dovere di dire qualcosa - un color cipria indicatissimo per quest'ora del mattino»

«Eh, vede, questa è la vecchiaia - e mi rivolgo al piccoletto - quando fanno i complimenti per l'abito e non per il monaco»

Saluto definitivamente. Il grosso credo che mi odierà per sempre. A proposito: sulla splendida forma avevo mentito.

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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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