I racconti della professoressa Corsetti

Il rampantello

Ottanta, pochissimi per Latina e tantissimi per me. Parlo di anni, è ovvio. Troppa strada dovrà fare ancora Latina per levarsi di dosso l’etichetta facile di non luogo senza identità. Per quell’epoca mi avranno sfrattato anche dalla tomba per gettarmi nell’ossario comune.

A proposito di tomba, ho detto a mia sorella di evitarmi la sepoltura e di far trasformare le mie ceneri in un brillante, ho visto in tv la pubblicità di un’agenzia che offre questo servizio. Poveraccia, mia sorella intendo, sono anni che aspetta di sfoggiare un bel solitario al dito, invece s’è fatta vecchia pure lei e io sto sempre qui invece che al suo anulare.

Debbo dire questa cosa anche a quel rampantello del figlio dell’impresario di pompe funebri che incontro spesso quando vado in ospedale per i controlli. Quel brav’uomo del padre ha sempre gestito con grande delicatezza certe questioni, entrando in punta di piedi tra il dolore. Corretto e professionale. Non se lo meritava proprio uno scemo di figlio del genere, che segue i funerali attaccato al telefonino e porta la bara in chiesa con le maniche della camicia rimboccate e i tatuaggi in mostra. Lo stronzetto mi saluta sempre con un «Ma che splendida forma professoressa Corsetti!». In quanto donna mi sono negati i debiti scongiuri. Perché io lo so che il tipo tiene d’occhio gli anziani sperando in una loro solerte dipartita. Per lui siamo assegni circolari, incassi garantiti, praticamente l’ultima generazione con pensione sicura e piccolo conto in banca. Talmente avveduti da predisporre tutto prima, magari anticipando le spese del saluto estremo per non dar l’incomodo agli eredi. Quando ce ne andiamo lasciamo tanti ricordi e lacrime che si asciugano in fretta, in fondo la nostra vita ce la siamo vissuta. Tornando allo stronzetto ci manca solo che mi invita a prendere un caffè in ufficio da lui, così con la scusa mi fa scegliere la bara. La prossima volta che lo incontro mi ci fermo a chiacchierare e gli racconto di mia nonna che mi ha cresciuta: è morta a novantasette anni. A occhio me ne mancano ancora diciassette, caro stronzetto va a finire che ci vengo io al tuo funerale.

 

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  • simonetta (giovedì, 31. ottobre 2013 14:50)

    maria è divertentissima ,sei pungente come una vespa

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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