RICORSI AL GIUDICE DI PACE E MULTE BANCOMAT

Certezza del diritto? Forse. Quando si vince eppure la burocrazia affossa la vittoria.
Mancano soldi alle casse del Comune? U. Paio di autovelox ben nascosti e il bilancio quotidiano è risanato.
il ricorso costa più della multa e se si ha l'impudenza di difendersi da soli le spese non sono riconosciute

 

La multa? Se pensi che non sia giusta la impugni di fronte al giudice di pace.
Con 37,50 di spese. No, anzi, si chiama diritto unificato.
Per fare annullare una multa di 40 euro nell'ordine bisogna: stilare un ricorso online, stamparlo in cinque copie, acquistare un diritto di 37,50, fare la fila per il deposito in cancelleria, andare alla prima udienza. Poiché il Comune si è costituito con i suoi legali, occorre quindi scrivere memorie difensiva, andare di nuovo in udienza con memorie, documenti allegati, stampati ecc.
Alla fine vinco la causa, ma con le spese compensate perché io, la ricorrente, mi sono difesa in proprio. Come se la ricorrente non avesse speso tempo e denaro per diritto unificato, udienze, fotocopie. Alcune a colori in formato A3 per evidenziare come la rimozione sia avvenuta in una strada completamente diversa da quella dell'ordinanza richiamata nell'opposizione dell'ufficio legale del Comune.
Ora rimane in sospeso una questione: recuperare i 110 euro sborsati per la rimozione auto: la ricevuta è stata emessa dal concessionario del servizio. Magari il concessionario qualche informazione me la sa dare. Invece, l'immancabile "non so proprio, noi riscuotiamo per conto del Comune".
Quanto al Comune, il sito istituzionale è rassicurante: lo sportello del cittadino offre innumerevoli servizi. Non sufficienti, non tanti, innumerevoli. Cioè non si contano, sono troppi. Tra questi troppi non rientra la cortesia, quella che se ricevi una mail da parte di un cittadino una risposta  dovresti darla, anche del tipo, "ci dispiace, mai capitato un caso simile, ci informeremo, pazienti qualche giorno".  No, il silenzio è d'oro. Non impegna, non compromette, tuttalpiù diventa assenso. Ma per diventare assenso la domanda dovrebbe essere precisa, forse del genere: "è vero che, avendo vinto il ricorso contro la multa elevatami il giorno tale, ho diritto al rimborso della cifra sborsata per la rimozione? Ed è vero che questa cifra me la deve il sindaco in persona". Qui la risposta è facile, "guardi che il sindaco non c'è, siamo commissariati"
Insomma, a marzo 2014 mi viene rimossa l'auto. Chiarimento: andava rimossa per necessità e urgenza, ma non andava né elevata la multa e tantomeno fatta pagare la rimozione poiché non erano stati apposti i cartelli nelle 48 ore precedenti. Come si fa a provare che non c'erano i cartelli? Facile, non esisteva neanche l'ordinanza che prevedeva la zona rimozione. Nonostante questo mi hanno fatto pagare la rimozione, mi hanno elevato una multa che sono riuscita a farmi togliere dopo una causa davanti al Giudice di pace, dove il Comune è stato difeso da un avvocato cassazionista, che il ricorso mi è costato più della multa stessa, ma per il quale non ho avuto il ristoro delle spese perché ho avuto l'impudenza di difendermi da sola.
Per ottenere la restituzione di una somma sborsata indebitamente (e, se proprio non si vuole spulciare tra leggi e regolamenti, basta andare sul sito poliziamunicipale.it per sapere come stanno le cose in tutta Italia) non so a chi rivolgermi. Nel frattempo mi arriva la tipica multa-bancomat, di quelle che fanno nei tratti di strada con i limiti di velocità a 50 all'ora fuori città. Il velox nascosto, ma loro asseriscono ben segnalato, e comunque una rilevazione che io sì, penso di essere passata in quella strade a quell'ora, ma che ne so a quanto  andavo? Come la contesto? Pago. E se non pago entro cinque giorni dalla notifica invece di 120 pago 180. E comunque mi levano i punti alla patente. Però all'ufficio innumerevoli servizi nessuno mi sa dire come posso recuperare quei 110 euro con i quali pagare parzialmente la multa bancomat.

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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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