FiloLogico, romanzo spicciolo - Cap.XXX

2 settembre 2012

Oggi è iniziata la mia nuova vita, lavorativa intendo. Ho preso infatti servizio alla scuola dell'infanzia “Mariani” di Velletri. Una storia che arriva da lontano e che fa parte delle due uniche decisioni razionali della mia vita, prese in tempi non sospetti e all'epoca derise dall'intera umanità.

Dichiaro subito la seconda: l'acquisto di una Panda a metano che nella primavera del 2009 venne interpretato dal resto del mondo, ignaro della crisi che l'avrebbe travolto di lì a pochi mesi, come il frutto di una mente sfigata. La scelta del colore arancione metallizzato aveva peggiorato il tutto. Io però ero orgogliosa della mia Panda, la prima macchina che compravo nuova di zecca, lucida, con gli interni che odoravano di macchina nuova, una fragranza dimenticata. Avevo approfittato di tutti gli incentivi possibili, rateizzato la spesa in tre anni e mezzo. Guardavo la mia Panda e ne ero orgogliosa. Solo io ne ero orgogliosa. Il resto del mondo ancora non faceva caso al prezzo della benzina. A quanto pare erano tutti ricchi, tranne io. Erano. Ma avete idea di cosa significa oggi possedere un'automobile che con dodici euro ti fa trecento chilometri? Obiezione: ma che scocciatura fare il metano, ci sono pochi distributori, il rifornimento è lento... Invece sono carini quelli che fanno la fila per mettere la benzina all'automatico di notte o nel fine settimana perché costa di meno, ovviamente dopo aver monitorato tutti i distributori della città alla ricerca del prezzo migliore...

Bene, visto che il viaggio Latina-Velletri - dove appunto lavorerò - avrà costi sostenibili,  veniamo alla mia prima decisione saggia nel lungo periodo, ma sfigata al momento.

È il 1997, mi sono laureata sette anni prima in giurisprudenza. Cioè nel 1990, giusto in tempo per prendere in pieno una bella crisi economica. Vado a "fare pratica" in uno studio legale e ho anche le mie soddisfazioni, un'agenzia di Roma mi commissiona le visure di conservatoria, catastali ecc. ecc. su Latina. Qualche soldo entra, ma quella non è la mia strada. Io voglio scrivere, voglio fare la giornalista e mi sono scocciata di tutti quelli che mi dicono «non si può fare», «devi conoscere», «dovevi pensarci prima». Ecco, questo "dovevi pensarci prima" è la cosa che mi fa incazzare di più. Io ci penso adesso e vediamo come va a finire. Come in tutti i lavori devi iniziare da qualche parte e io inizio con alcune collaborazioni gratuite: se valgo qualcosa prima o poi qualcosa succederà.

Però penso anche che qualche ruota di scorta debbo pur predisporla, sono stata all'estero e ci sarebbe stata occasione di insegnare italiano, ma per farlo in maniera ufficiale devi avere qualche titolo di idoneità, un diploma magistrale sarebbe stato utilissimo. Bene, con il liceo classico e una laurea non era poi così difficile all'epoca sostenere l'esame di maturità magistrale. Certo c'erano da studiare materie nuove, ma la cosa era fattibile. Infatti mi iscrivo come privatista, faccio il tirocinio di 60 ore in una scuola elementare, sostengo l'esame, lo supero.

Un percorso interessante e divertente, i commenti non sono mancati: «vai a fare la maestrina», «una laurea buttata» l'immancabile «ci dovevi pensare prima», l'incoraggiante «come ti sei ridotta».

Nel frattempo le cose sul fronte giornalismo iniziano a ingranare, mi chiama Radio Studio 93, con il primo stipendio faccio un regalo a mia madre. Che è proprio bello comprare un regalo con i soldi che ti sei guadagnata con un lavoro che adori.

Nel 1999 esce il concorso per l'insegnamento. Lo supero senza grossi sforzi, nel senso che ho studiato quanto bastava, in fondo non volevo una cattedra il giorno dopo. Io volevo fare la giornalista, non mi interessava essere tra le prime in graduatoria. Il fatto di prepararmi per il concorso per la scuola elementare e materna (sì, potevo anche affrontare quello per le superiori avendo una laurea, ma i posti sono tanti di meno e bisognava studiare troppe materie in più e io non avevo tempo, io stavo lavorando come giornalista) era immancabilmente motivo di scherno per non dire disprezzo. Aggiungiamo che nel frattempo avevo frequentato alcuni corsi di Lingua italiana dei segni e di braille. Per la pubblica opinione avevo toccato il fondo. Motivo per il quale quando mi sono iscritta, superando l'esame finale, a due corsi post laurea sulla didattica e sulla valutazione non l'ho detto a nessuno.

Con il terzo millennio la mia carriera da giornalista decolla alla grande, assumo incarichi importanti come addetto stampa, quando arrivo a lavorare per un anno e mezzo alla Pisana c'è chi dice che sono diventata "un pezzo grosso". In realtà avevo un incarico a fiducia, destinato a finire con il chiudersi della legislatura a cui faceva riferimento.  Rimasta disoccupata vado a fare qualche supplenza, in attesa di un nuovo contratto di assunzione come giornalista. Che arriva e dura fino al 2010.

E il concorso per l'insegnamento dove era andato a finire? Beh, alla scuola elementare mi avevamo chiamato per entrare in ruolo nel 2008. Lavoravo a Tele Etere e al quotidiano Il Territorio, ero corrispondente del quotidiano Il Giornale. Ero felice. Impegnata dodici ore al giorno, senza orari, poche ferie, una vita impossibile e bella. Bella. No, non potevo cambiarla. A questo punto va detto che gli improperi sono stati in senso inverso a quelli ricevuti un decennio prima: «tu sei matta a rifiutare un lavoro sicuro», «puoi fare la giornalista lo stesso, la mattina vai a scuola e il pomeriggio scrivi» infine l'anatema «te ne pentirai».

No, non mi sono pentita di quella scelta. Non me ne sono pentita neanche il 29 dicembre del 2010, quando sono stata licenziata con un preavviso di 48 ore. Non me ne sono pentita durante il periodo di disoccupazione, quell'anno e mezzo in più che ho vissuto da giornalista lo rivivrei mille volte.

Il 2011 passa da disoccupata, ma, quando sta per finire una mia amica, Francesca, mi dice: «Guarda che stanno chiamando per l'immissione in ruolo nella scuola materna, guarda che ti chiamano, stavolta accetta, guarda che insegnare ai bambini è una cosa bellissima». E infatti il 27 gennaio del 2012 ho firmato il contratto e il 2 settembre ho preso servizio.

Nel frattempo la crisi ha fatto abbassare le penne a tutti e sono considerata una miracolata, una "busta paga", miraggio ormai lontano. Una persona assennata e previdente. In realtà sono stata fortunata, tanto. La fortuna è stata quella di essermi impegnata abbastanza da superare il concorso, ma non abbastanza da essere chiamata subito. Altrimenti non avrei accettato.

Adesso mi è rimasto un ultimo coro da zittire, quello del «ma come farai con i bambini», «ma sicuramente molli subito», «vedi se puoi essere trasferita a un altro grado di scuola», «eh, si sa come sei fatta tu». E come sono fatta io? Guardatevi un po' voi come siete fatti. Magari mentre state incolonnati davanti al distributore di benzina, che stirate bene la banconota da venti euro per l'automatico e vi fate i conti sui pochi chilometri di strada che vi saranno concessi con quella somma, rifiutando l'aiuto dell'indiano per non dargli cinquanta centesimi di mancia. 

Commenti

Inserisci il codice
* Campi obbligatori
Attenzione: tieni presente che i contenuti di questo modulo non sono criptati
  • La Florena (domenica, 14. settembre 2014 10:00)

    Tu sei la mia eroina! ;0)

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

Stampa Stampa | Mappa del sito Consiglia questa pagina Consiglia questa pagina
© Maria Corsetti 04100 LATINA