Filologico, romanzo spicciolo - Cap.XXVIII

Trattative estetiche

Lo sguardo è severo, il rimprovero diretto. «Sei ingrassata di un chilo». La mia estetista, Silvia (il nome non è affatto di fantasia) non fa nulla per nascondere la sua delusione, il rammarico di fronte all’irreparabile  fatto che, dopo tre trattamenti a base di fanghi e massaggi, io abbia avuto l’impudenza di non dimagrire. Anzi.

«Hai la pancia gonfia, le gambe gonfie». Grazie, sennò perché venivo da te, vorrei sibilare.

Ma l’umiliazione prende il sopravvento. Abbozzo una scusa: domenica c’è stato il compleanno di mia zia, pranzo sontuoso, hanno servito anche l’aperitivo. Silvia capisce di aver fatto centro, sferra il colpo basso. «Devi  fare la dieta, posso consigliarti uno bravissimo». E tira fuori la questione delle intolleranze. No. Io da questo non ci voglio andare. Avrà fatto dimagrire te, le tue amiche e le tue clienti, a me non interessa. Io non sono malata, né peso trenta chili più del necessario. Ho diverse decine di etti di troppo, questo sì, ma basta che evito di nutrirmi con entusiasmo e vedi che risultati. Silvia vorrebbe strangolarmi, ma evita di farlo poiché, oltre a essere una sua amica, sono una cliente e un omicidio danneggerebbe l’immagine del centro estetico.

Tra di noi cala un silenzio risentito. Dopo la pesa mi metto sul lettino per il massaggio.

Quando arriva alla zona coscia sento le mani di Silvia che affondano con soddisfazione nei cuscinetti di pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica. Ohi che dolore. Sono sicura che lo sta facendo apposta per sottolinearmi lo stato della cellulite.

«Fa male?» mi chiede perfida.

«Come va con gli uomini, Silvia?» rimando bieca.

Ho vinto. Non è stato difficile.

Silvia vanta un bestiario di fidanzati peggiore del mio. Ha iniziato tardi le sue frequentazioni, ma è riuscita a recuperare il passo sul pessimo umano.

Riesce a conoscere, e a frequentare, individui dubbissimi. Non sono cattivi ragazzi, sono completamente cretini.

La resa: «Vabbe’, il peso di oggi non te lo segno sulla scheda».

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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