FiloLogico, romanzo spicciolo - Cap. XXIX

Il quarantenne figo perfetto

È mentre sto sdraiata sul lettino, incartata tipo tordo al cartoccio, spalmata di un miracoloso fango snellente e avvolta di cellophane dalla testa ai piedi, che la voce della mia estetista Silvia, il nome non è affatto di fantasia, riecheggia da una cabina all’altra del centro: «qualcuno conosce un certo Tizio?». Segue silenzio. Di Tizio nessuno sa.

Solo io ed Emanuela, per non darle un dispiacere, abbozziamo un genericissimo «boh, mi pare di aver sentito il nome…».

«È un figo da paura, capelli neri rasati, due occhi fantastici. È titolare di una certa attività commerciale, quarant’anni circa. Un uomo perfetto».

«Con una moglie perfetta…» commenta Iride dall’altra cabina.

«Con tre figli perfetti», suggerisce Emanuela.

«No, no ci ho fatto caso: nessun giallone al dito - trionfa Silvia.

«Si vede che non porta la fede» è la mia affermazione sicura.

«No, no, non c’aveva l’aria di uno sposato» rintuzza Silvia.

Le chiarisco le idee: «Guarda che se gira uno così, figo, quarantenne e single, puoi metterti l’anima in pace che con te non succede niente». Proseguo: «Ma poiché i quarantenni fighi e single sono estinti da tempo, questo è di sicuro una fregatura. Sembra figo, poi lo guardi bene e i conti non tornano. E il nome, mi sembra improbabile. Sei sicura che è il nome vero? E l’attività commerciale? La prova del nove: se ti si fila significa che è un morto di fame, attratto dalla trentenne proiettata verso l’espansione del suo centro estetico. Questo si è già informato sui tuoi genitori che hanno cresciuto due figlie che fanno un metro e ottanta ciascuna, bionde, occhi verdi, le hanno nutrite e permettono loro quotidianamente di scialare in scarpe e vestiti. Non solo: c’è anche il cane. Che se uno è disposto a tenere in casa un cane del genere, vuoi che non accolga con i dovuti onori un genero sfigato?». Già, il cane. Il nome è già tutta una simpatia: Lapo. Un pincher odiato dallo stesso veterinario che dovrebbe curarlo e invece preferisce fare le diagnosi per telefono per non trovarsi in ambulatorio quel quadrupede pessimo. Per fargli le analisi del sangue è stato necessario ricorrere all’anestesia totale. Pare che poi abbia dormito tutto il giorno. Il dramma è che alla fine si è svegliato. È ancora vivo.

A Silvia non una, ma almeno due volte le è capitato di avere a che fare con soggetti che si erano cambiati nome, cognome e professione. A Latina che praticamente siamo tutti vicini di casa. Allora ha provato la trasferta romana: anche lì l’alias era in agguato. Un superfigo italo-americano con casa nel cuore della capitale. Peccato che si presentava regolarmente in palude dove si trovava benissimo a patto di essere portato a spasso e riaccompagnato in auto alle soglie della Città Eterna.

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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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