FiloLogico, romanzo spicciolo - Cap.XVIII

Malintesi, fraintendimenti, misunderstanding

Conseguenze del malinteso, misunderstanding per chi vuole per forza metterci la parola inglese. Ce ne sono alcuni colossali, altri spiccioli. A noi piacciono i secondi. Come qualche domenica fa, invitata a pranzo da mia zia, avevo pensato che l’invito fosse nella sua casa di Cori. Arrivata a Cori e constatato che lo zerbino era ripiegato contro la porta di ingresso, ho realizzato di dover tornare a Latina. Danni del malinteso? Ci siamo messi a tavola alle due invece che all’una e mezza. Avendo la Panda a metano, non credo di aver consumato più di due euro nei vari spostamenti.

Avevamo neanche vent’anni quando una mia amica si “fidanzò” con uno del gruppo. Una storia estiva nulla di più. Quando lei cercò di chiudere e di fare un discorso quanto più serio possibile sull’impossibilità di rimanere insieme lui giocò di dialettica. Lei mi confidò: «Ero sicura di averlo lasciato, invece lui ha capito che stiamo ancora insieme. Come faccio?». Comunque di lì a qualche giorno il malinteso fu chiarito. Un cuore infranto, un’estate rovinata per l’uno, poco più di un fastidio prolungato per l’altra.

A proposito di malintesi amorosi, le trappole sono due, una più frequentemente coniugata al femminile, l’altra al maschile. O viceversa, a secondo della parte dalla quale si guarda. Capitava più spesso sulla fine del secolo scorso, capitava più spesso in quei paesi dove la storia più recente non era stata molto generosa da un punto di vista del benessere individuale. Esemplare medio di maschio in vacanza, esemplare magnifico di femmina autoctona. Incontro tra i due ed è subito colpo di fulmine. Il maschio dà il meglio di sé, fa lo splendido, è generosissimo, tanto lì anche il lusso non è che costi moltissimo. Fine della vacanza, fine dell’amore, arriva il conto. Con grandissimo stupore del maschio per il quale si era trattato di puro amore – a tempo determinato visto che in patria c’è chi lo aspetta – retribuito onestamente con pranzi, cene e regalini. Invece qui c’è l’extra imprevisto. Tutta colpa di un misunderstanding, appunto.

Torniamo in patria dove due autoctoni si incontrano, maschio e femmina. Lui giura eterno amore. Lei ci crede. Solo che lui è sposato, solo che si è dimenticato di questo dettaglio. Il dettaglio ci mette poco a uscire allo scoperto, anche perché nell’epoca di Facebook e degli sms è meglio chiarire subito. Ancora una volta tutta colpa di un misunderstanding.

Micidiali i malintesi sul lavoro. Quelli che tu hai un progetto per la testa, un altro ne ha uno completamente diverso, un terzo una terza idea. Solo che tutti pensano di lavorare sulla stessa ipotesi. E ognuno va avanti per la sua strada. Quando ci si parla, il discorso è a frammenti, comunque compatibili con le ipotesi di ciascuno. La resa dei conti drammatica. Nessuno ammetterà il misunderstanding.

Malintesi nell’amicizia? No, non ce ne sono. Sono pretesti per chiudere qualcosa che non è mai stata amicizia.

Fraintendimento: ecco un altro modo per dire che non ci si è capiti. C’è addirittura chi si fraintende da solo. Questa è un’arte in cui i maschi rappresentano l’eccellenza, le donne in genere fanno solo finta di fraintendersi. Sono più scaltre, o più ipocrite, come preferite. L’uomo invece deve raccontarsi per primo a se stesso, ha bisogno della propria autostima. La donna si descrive in un modo ma sa perfettamente di essere persona diversa, l’uomo quando si declama è convinto. Anche quando gioca di understatement. Ma qui già si tratterebbe di un gioco raffinato.

Eccolo, lui, il maschio che ha una capacità e basta. Che ha fatto una cosa. E basta. Che vive. Punto. Che però deve fare il maschio. Guai a dargli un’opportunità, si prenderà il braccio e pretenderà anche il resto in nome di se stesso.

La giornata di oggi? Ecco, l’ho sentito per la prima volta sera quello strepitoso vento d’estate che annuncia la fine di maggio e l’entrata ufficiale dell’estate. Mi sorprende ogni anno, quando arriva così, mentre i pensieri stanno da un’altra parte. È un malinteso l’estate? L’energia che arriva dal mare e avvolge la città nelle prime ore del mattino per poi stritolarla quando il sole fa bianco il cielo, liberarla di nuovo nel turchese del tardo pomeriggio e cullarla nel blu della notte. Qualcuno la definirebbe poesia, facendosi trascinare dalla bellezza dell’estate nella culla di una storia (amore? flirt? avventura?) che di significato ha solo l’estate. Trattasi di misunderstanding.

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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