Filologico, romanzo spicciolo - Cap.XIX

Eserciti minimi e strateghi massimi

Il re è nudo! Smaltita la sbronza elettorale spuntano i primi coraggiosi. Fino a due settimane fa il re indossava sete e broccati con finiture in oro e diamanti. Finché le urne impietose rivelavano i tanti che, magnificando le vesti del re, lo pensavano nudo. Adesso il dubbio di certe folle è il seguente: prendere le distanze dal re nudo oppure vedere vesti ancora più lucenti? Hai visto mai che qualcuno tira fuori una corona a tradimento e la mette in testa al, seppur nudo, re?

Seppur nudo eppure re: questa la favola. Ma chi sono i re del duemila in una terra popolata di recente e non proprio dalla nobiltà?

Immagine, tutta questione di immagine. Anche qui entra in gioco il sapersi raccontare. Proviamo a raccontare Latina e dintorni.

«Terra di mare tra Roma e Napoli, protetta da una fascia collinare coltivata a vigneti e uliveti, confinante con il Parco del Circeo, a due passi da Ninfa, guardata a vista dalla Maga Circe. Clima mite, l’acqua non manca. L’economia si basa sull’industria e l’agricoltura».

 

«Terra informe mai cresciuta, schiacciata com’è dai giganti Roma e Napoli. Della palude che fu sono rimasti l’umidità e le zanzare. Afosa d’estate, con una fascia costiera che non riesce a decollare e un turismo fatto essenzialmente di seconde case. Economia in recessione: le fabbriche chiudono, l’agricoltura si arrangia come può».

 

«Soleggiata città di dimensioni medie, collocata in pianura, tra il mare e una fascia collinare. Nata con una prevalente vocazione agricola, divenuta polo industriale negli anni della Cassa del Mezzogiorno, oggi si propone come centro di servizi.  Multietnica fin dalla sua fondazione, ha mantenuto costante un alto livello di accoglienza e tolleranza»

 

«Sprofondata al di sotto del livello del mare, è continua meta di chi non sopravvive altrove. Tra il nulla e il qualcosa si propone come il qualcosa. Cresciuta a singhiozzi sia economicamente che demograficamente, è passata dall’agricoltura all’industria, cercando un’identità ancora lontana e comunque frammentata nelle tradizioni delle etnie che la popolano».

 

Quale di queste quattro affermazioni è vera?

Veniamo al popolo.

 

«Un incontro di culture diverse che significa arricchimento, dalla gastronomia alle tradizioni, ai dialetti, è come viaggiare attraverso un atlante geografico. Tanta gioventù, particolarmente bella e sportiva. Livello medio di cultura alto, anche grazie ai licei, all’università e al conservatorio, tutti molto frequentati»

 

«Un’accozzaglia di gente che non ha mai digerito il distacco dalla terra d’origine. Gioventù demotivata attenta solo all’apparire. Nonostante la presenza di licei, università e conservatorio, l’offerta culturale è scarsa».

 

Un regno, un popolo, tante piccole signorie. Tante piccole corti e appassionati cortigiani. Eserciti minimi, strateghi massimi. Tutti intorno al loro re, tutti a vedere abiti lucenti, chi non li vede è irrimediabilmente stupido.

Finché arriva il giorno che i numeri svelano il poco. Che a saper contare si sapeva anche prima. Il re è nudo e nessuno corre con il mantello. Se spuntasse una corona allora ci sarebbero anche broccati e sete. E di nuovo la corte con i suoi cortigiani, l’esercito minimo e gli strateghi massimi.

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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