Filologico, romanzo spicciolo - Cap.XIV

Sale la febbre del candidato

Ottocento candidati! E allora? Mi pare che nel 2007 fossero anche di più. Ma i consiglieri da eleggere sono otto in meno, quindi in proporzione il numero degli aspiranti è cresciuto. Nossignori, non è il numero dei candidati a crescere, bensì la loro risolutezza. Nelle scorse elezioni molti non si votavano neanche da soli. Erano chiaramente in lista per riempire la lista. Qui invece a nessuno va di fare di fare da pezza d’appoggio. È tutto un contare le preferenze tra amici, parenti e conoscenti. I più modesti si augurano un buon risultato, sperano di essere utili alla causa facendo anche bella figura, tutti gli altri si danno appuntamento in consiglio comunale. Alcuni direttamente in giunta. Ottocento candidati, trentadue posti. Calcolando che qualche posto verrà assegnato a un paio di mancati sindaci si arriva a trenta.  Di conseguenza ci saranno settecentosettanta esclusi.  Qualcuno di meno, visto che l’opzione assessorato farà recuperare - solo per la maggioranza, ma attualmente sono tutti in maggioranza -  i primi dei non eletti. Siamo sempre abbondantemente sopra i settecento. Facebook ci mette del suo. Cinquemila amici su Facebook, il massimo previsto dal social network, non equivalgono a cinquemila voti, ma una percentuale almeno vorrà scrivere quel nome sulla scheda. Speranze. Il rovescio della medaglia? Il lato positivo di tutto questo affaccendarsi? L’oltre le solite immancabili polemiche sui manifesti che degradano la città, come se il problema fossero quattro settimane di affissione selvaggia in un giardino perfetto? La voglia di esserci, di metterci volto e nome, di impegnarsi e capire quanto sia complicata una competizione elettorale. Stessa ottima volontà che li caratterizzerà all’indomani del voto, soprattutto i non eletti. Che si metteranno a seguire i consigli comunali, a tenere gli occhi aperti, ad alimentare le opinioni. Pare vero. In tanti diranno “mai più”. Un conto è la corsa una tantum, altro è allenarsi giorno dopo giorno.

In un mio racconto pubblicato qualche anno fa ho scritto di una Latina avveniristica. Quella dove tutti i progetti promessi erano stati realizzati. Si partiva dalla biblioteca Stirling e dalle Terme di Fogliano per arrivare a giorni più recenti con la realizzazione del Parco tematico, l’Intermodale e l’area fieristica dell’Ex Rossi sud funzionanti, il Corridoio tirrenico o una strada analoga che permetteva di arrivare a Roma senza insultare tutti i santi del paradiso. Neanche a dirlo, il lido di Latina era uno spettacolo. In poche parole eravamo una costola dell’antica Alessandria d’Egitto, una Salsomaggiore su un mare da urlo, un centro fieristico da mettere in crisi Bologna, uno snodo logistico che a Milano se lo sognano. Il tutto a una mezz’ora di macchina dalla Città eterna. Questo ci hanno detto che avremmo dovuto essere. Sono stati spesi stramiliardi in piani di fattibilità, progetti e concorsi di idee. Che vanno benissimo, sono necessari e fanno lavorare le persone. Ma allora io domani mi invento la collina di Hollywood sfruttando la fascia dei Monti Lepini. E pretendo che finanzino almeno il progetto di massima. E se qualcuno vuole farmi rinchiudere per manifesta infermità mentale, mi deve essere consentito il diritto di indignarmi. Obiezione: ma i progetti di cui sopra avevano un senso, quello della collina di Hollywood sulla rupe di Norma no. D’accordo, ma visto che in ogni caso non si procede alla realizzazione perché la mia idea deve essere bocciata a priori. Ma la rupe di Norma non è di competenza del Comune di Latina. Ci siamo, la soluzione del mondo, la panacea universale. La questione di competenza. Che se si iniziasse ad averne un po’, di competenza, non dico una pista di atterraggio per lo Shuttle, ma almeno una linea urbana di trasporti decente potrebbe entrare nel fantastico mondo delle idee.

Storia: anno 1969, l’uomo va sulla Luna.

Fantascienza: anno 1999, la base spaziale Alpha vaga tra le galassie.

Storia: anno 1492, scoperta dell’America.

Fantascienza: anno 2001, l’odissea è nello spazio.

Storia: anno 1932, viene fondata Littoria che poi chiameranno Latina

Fantascienza: anno 2011, ci sono i mezzi per andare da Latina Scalo a Latina Lido.

Sono le 23.30 di una piovosa sera di primavera quando mi trovo di fronte a un caso irrisolvibile: trovare un taxi nella mia amata città. Google si rivela prezioso e inutile: prontamente mi indica ben tre numeri di telefono, solo che uno – quello che fa riferimento alla postazione taxi di Piazza del Popolo – sembra disattivo, agli altri due non risponde nessuno.

Quanto agli autobus, in pianura pontina sono una sorta di leggenda metropolitana: si sa solo che verso le 20 non passano più. Tragitti, orari e altro sono materia conosciuta solo a pochi ostinati cultori del mezzo pubblico. Il resto della cittadinanza si è arreso alla necessità di possedere un’automobile a testa, anche se la famiglia è numerosa.

Non capita tutte le sere, è vero, di imbattersi in una famiglia – papà, mamma, bimba di un anno -  in vacanza a Latina Lido. Ma se la cosa succede, se queste persone, dopo aver trascorso un giorno a Roma, hanno perso l’ultimo pullman per arrivare al loro hotel, cosa fanno?

In una città dove l’indicazione più semplice sembrerebbe vietata, senza pullman e senza taxi, cosa si può fare se non prendere la propria automobile e dare un passaggio alla famiglia?

Si può mai pensare di lasciare una bambina di un anno in mezzo alla notte?   Per le amministrazioni che si sono succedute in Piazza del Popolo evidentemente sì. Impegnate in altissime questioni di creatività urbana hanno concepito idee fermandosi a quelle. Ma in fondo, a cosa servono informazioni e servizi in una città benestante, dove gli abitanti possono permettersi un’auto a testa, dove la solidarietà è talmente spiccata che tutti sono pronti a dare un passaggio. Infatti quella famiglia era già da due ore in cerca di una soluzione e dall’albergo proprio non ne riuscivano a immaginare. «Come facciamo a venirli a prendere?» mi hanno chiesto dall’altra parte del telefono.

Benvenuti a Latina, volano di rilancio lo sviluppo turistico.

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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