FiloLogico, romanzo spicciolo - Cap. I

La vita (finora) in tre passi: infanzia, baci, delusione

Infanzia - Compivo, credo, nove anni. Potevano essere anche otto o di più. Non saprei. Però eravamo piccoli, piccoli che oggi non ti permetterebbero di giocare per strada. Era maggio, metà maggio, intorno al mio compleanno. A un certo punto zia Franca ci dice di salire a casa. Quando io, Lulù, Bice e Marcello siamo entrati abbiamo trovato una torta con la crema e i confettini colorati e sopra le candeline. Era ancora calda, zia Franca l’aveva appena preparata. Mi aveva fatto una sorpresa. Perché lo racconto? Non lo so, ma se l’infanzia deve essere un ricordo felice, per me questo è il racconto che la rappresenta.

 

Baci – I baci non mi sono mai piaciuti. Quando me li davano da piccola mi pulivo la guancia. La cosa suscitava meraviglia e disapprovazione. Ma se a me dava fastidio quella sensazione di umido, che ci potevo fare? Zia Franca mi disse: «E quando ti sposi come fai? A tuo marito devi darli i baci». «E allora non mi sposo». Bimba profetica. Ho mantenuto fede alla parola data che i miei anni ancora si contavano sulle dita di una sola mano.

Da grande ho cercato di cambiare idea. Quando l’adolescenza ti confonde e senti quell’attrazione strana verso i maschi che fino al giorno prima hai detestato capisci che il prezzo da pagare per avere le loro attenzioni è subire qualche bacio. All’inizio. Poi crescendo devi dare molto di più, ma questo è un capitolo che tratteremo in seguito. Non so se è stato peggio il primo bacio o la prima sigaretta: in entrambi i casi ho prima sputato e poi sono corsa a lavarmi la bocca. Dopo ci ha fatto l’abitudine, li pratico con estrema moderazione. Posso stare una settimana senza fumare, molto di più senza baciare. In entrambi i casi non soffro. Le sigarette hanno un vantaggio: se proprio ti viene voglia risolvi tutto con qualche euro e un po’ di senso di colpa verso la tua salute. Se invece ti viene voglia di baciare qualcuno non puoi prevedere le conseguenze. Altro punto a vantaggio delle sigarette è che te le scegli, non riservano soprese. Invece un bacio può non piacere. Un bacio brutto fa lo stesso effetto di un cioccolatino guasto.

Però ci sono anche baci belli, qualcuno addirittura indimenticabile. Questo terzo millennio me ne ha riservati due: uno nei dintorni del Natale 2000, l’altro anni dopo. Era febbraio. Che avevano questi baci di diverso dagli altri? Innanzitutto che arrivavano da ragazzi belli. Io non capisco perché si affannano a dirci che la bellezza non è tutto. Eppure al ginnasio veniamo infarciti dell’idea del kalos kai agathos. Come sempre i greci avevano capito il mondo. Quello che è bello è anche più buono (non è esattamente questa la traduzione, diciamo che l’ho adattata a modo mio). In ogni caso il bello per rimanere bello è meglio che rimanga sul piedistallo. Se si rivela perde fascino. Per questo motivo temo di aver dimenticato altri baci provenienti da soggetti notevoli. Questi due invece hanno avuto l’astuzia di sparire in pochi giorni lasciandomi triste. Però oggi il ricordo di quei baci è proprio bello. Il resto non era granché, ma forse non c’è stato il tempo di capirsi bene (alla fine ci caschiamo sempre, li giustifichiamo).

 

Delusione – Se vivi di entusiasmi la delusione è perennemente in agguato. Però ha diversi livelli. Il primo è la delusione che ci suscita scoprire l’altro normale. Dove l’altro può essere un amico o un insegnante o qualcuno di famiglia o un personaggio famoso che ci capita di conoscere. Questa delusione fa parte della vita. Siamo tutti meravigliosi e unici, banali allo stesso tempo. Però per una persona entusiasta la scoperta è fastidiosa. Quindi c’è la delusione di medio livello: qualcuno di cui avevamo stima si rivela meschino. È una delusione che si riscontra per di più sui luoghi di lavoro. Pagnotta e potere sono i due giustificativi, negli anni ’80 i due concetti erano stati sublimati nell’idea dello yuppie rampante. Le vittime erano colpevoli di non-rampantismo. Poi è arrivato il mobbing e ha ristabilito certi equilibri. Comunque gli stronzi sul lavoro rimangono tali, li riconosci dal sorriso. Da stronzi, appunto. Infine c’è la delusione cocente, quella che ti squarta in due. Le donne sono maestre nella pratica. Quando ti capita - a me è successo un paio di volte - di essere messa di fronte a indizi evidenti di colpevolezza che fai? Fai scattare le indagini. Siccome l’uomo è cacciatore maldestro, nel senso che lascia impronte dappertutto, ci vuole poco a stanarlo in casa altrui a orari non consoni o a casa propria in compagnia impropria. Come va a finire? Posso dirvi i miei due epiloghi: notte in macchina aspettando che il fedigrafo scendesse. Morta di freddo, con la bile che mi aveva tinta di verde alla fine sono stata anche accusata di essere indiscreta.

 

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Commenti

  • SIMONETTA (venerdì, 18. ottobre 2013 13:34)

    I TUOI RACCONTI SCORRONO COME I NOSTRI RICORDI.

  • Luigia Paglia (sabato, 19. ottobre 2013 09:30)

    leggerti è sempre un piacere e la sensazione più bella è potersi riconoscer e pensare: " caspita avrei voluto scriverlo io così ".

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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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