FiloLogico, romanzo spicciolo

Prologo (marzo 2011)

Neanche due mesi e arrivo a quota 46, età in cui sarò irrimediabilmente zitella. Eppure corteggiata che neanche a vent’anni. A me capitata così. No, tranquilli, non è un romanzo di gossip. Se volete cercatevelo tra le righe, la provincia è piccola, le cose si sanno, i personaggi vengono a galla, ma io non svelerò neanche un nome.

Dicevo, 46 anni. Se a questa età non hai trascinato nessuno all’altare o davanti al sindaco per chi ti sta intorno non hai più chance. Come se uno cercasse la chance di mettersi un impiccio dentro casa. Vuoi mettere che ti svegli la mattina e il gatto ti fa le fusa? Nel mio caso i gatti sono tre e spelano come una mandria di visoni con la tigna, ora che è primavera sembra che ho la moquette a casa. Anche il fido Rolando mi ha abbandonata. No, Rolando non è il domestico tuttofare, né l’uomo del fine settimana. Rolando è la mia impareggiabile aspirapolvere rotante, di quella che fa tutto da sola. Anzi, poiché lo considero un maschio è il mio aspirapolvere rotante che fino a qualche giorno fa faceva tutto da solo. Poi si è inceppato e non c’è stato verso di farlo ripartire. L’ho pulito in ogni angolo, ho tolto bobine di pelo di gatto, l’ho messo in carica. Ma non se ne parla. Rolando, appunto, è un uomo: grande entusiasmo all’inizio e poi gli passa.

No, non è un’invettiva contro gli uomini questa. Per carità. Sono esseri adorabili quando sono belli e gentili. Solo che gli capita raramente. O a me sono capitati raramente. Quasi mai è più verosimile come percentuale. Vabbè non parlerò solo di uomini, ma sono pur sempre una zitella. Visto che le non zitelle non possono parlare di uomini per ovvi motivi di diplomazia e pace casalinga, chi ne parla? Io.

Consiglio alle 18enni: non ascoltate troppo i consigli di chi è adulto e vuole impedirvi di sbagliare. Gli errori fanno capire la vita. Però un insegnamento dovete sempre tenerlo presente: gli uomini raccontano quello che fanno e spesso inventano. Amano dire di essere stati con una donna, spesso lo fanno anche quando non è vero. Allora rendiamogli il favore: raccontiamo prima noi quello che è successo e con chi. E magari diciamo proprio tutta la verità. Ma tutta, d’accordo? Quindi raccontiamo i fiaschi, le incapacità, le manie. Io lo farò. Massì, senza dire i nomi. Ma tanto Latina è piccola e altre donne non faranno difficoltà a riconoscere nelle incapacità descritte i protagonisti di questo romanzo spicciolo.

Poi parleremo di lavoro. Ah, dimenticavo. Al fatto che sono una zitella si aggiunge la circostanza che sono disoccupata. Vogliamo parlare del lavoro? Si dice che le donne sono discriminate e io non la posso tollerare questa cosa. Però temo di iniziare a pensare che sia vera. Almeno in parte. D’altra parte se qualcuno ha difficoltà in certi campi, ha necessità ad affermarsi su altri. Almeno sul posto di lavoro deve far vedere che è maschio.

Consiglio alle 18enni: tirate dritte per la vostra strada, quando vi dicono che è difficile è perché qualcuno ha paura che ce la farete. Quando subirete ogni genere di vessazioni sarà solo perché qualcuno ha capito che valete di più. No, non è uno sfogo acido e amaro, è una costatazione basata su fatti reali.

La famiglia! Io ne ho avuta una mirabolante a dir poco. Con persone geniali, fantastiche, meschine, false, entusiasmanti, banali, pettegole, cattive, eccezionali, interessanti, intelligenti e cretine. Un campionario umano a disposizione di pochi. Io sono una fortunatissima dei pochi.

Uomini, lavoro, famiglia: cos’altro c’è nel diario di una zitella? La lotta incessante contro la casa. Una casa che si sporca e si mette in disordine da sola. Che si rompe e prima che individui il tecnico giusto per quella cosa particolare passano i mesi finché, quando ti sei arresa e sei decisa a farne a meno, qualcuno generosissimo ti rivela il nome e il nome e il numero di telefono che risolverà. Capitolo posta dispersa: bollette, avvisi di raccomandata. Di cui capisci l’importanza solo all’arrivo dell’inesorabile cartella esattoriale.

Beh, questo è il prologo, entriamo nel vivo del racconto.

 

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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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