Punteggiatura d'autunno

“Spritz?”

“Spritz!” invio e pentimento per il punto esclamativo. Non avrebbe mai voluto trasmettergli troppo entusiasmo.

“Stasera?”

“Ok” stavolta senza esclamazione.

“19?”

“19.30”

Lui stava per inviare automaticamente il pollice alzato, ma si trattenne. In fondo l’emoticon è un modo per dire che la conversazione si chiude. E la conversazione poteva dirsi chiusa anche senza.

 

Lei pensò al pomeriggio devastante in agguato. Senza alcuna opportunità di prepararsi. Esaminò velocemente le sue condizioni. L’abbigliamento andava bene, gli stivaletti estivi avevano anche quel po’ di tacco. Unghie smaltate, capelli puliti e piastrati. No, non avrebbe dovuto pensarci, ma ci pensò. Ceretta recente. No, doveva rimandare indietro il pensiero. Mutande e reggiseno scoordinati. No, doveva chiudere la mente. Ma tanto non ci ha mai fatto caso.

Pomeriggio impegnativo, ma le cose filano, una dietro l’altra.

Il posto, non ha chiesto dove. Ma se non è stato specificato significa che è quello di sabato.

Per una rinfrescata veloce sarebbe bastata la toilette dell’ufficio.

No, a casa non ci poteva passare. A casa non ci voleva passare, non voleva prepararsi troppo.

 

Tutto sommato lui non aveva un pomeriggio pesante. Lo passò sistemando alcune cose del viaggio. Non pensava a lei. Ci aveva pensato tanto prima del messaggio, ma ora obiettivo raggiunto, poteva dedicarsi ad altro.

 

Se lo chiese, eccome. Lei si chiese se non avesse aspettato altro che l’invito a uno spritz. Le piaceva lo spritz. Si rese conto che in quattro giorni la temperatura era scesa, si chiese se la sera facesse un po’ freddo.

Metà giornata passata e l’altra in agguato. Nel presente uno scambio di messaggi, fatti così, senza pensarci e ore c’era un appuntamento.

Messaggio alle amiche? No. Messaggio a un’amica? No. Avrebbe dovuto raccontare, rispondere, dire, ascoltare, giustificare, sdrammatizzare, prevedere, scherzare. E dopo avrebbe dovuto riferire, ascoltare, denigrare, assentire.

 

Lui ebbe un po’ di tempo per prepararsi. Una doccia e una camicia fresca. Pronto.

 

Finito di lavorare, lei rimase un po’ seduta, con gli occhi chiusi.

Dalla finestra aperta entrava un raggio di sole obliquo, di inizio tramonto. L’aria era ferma e il sole non scottava sulla pelle.

Stava andando in un non luogo, in un non tempo, era essenziale un non pensiero. 

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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