Inizio settimana d'autunno

Il lunedì è un giorno pesante, eppure passa velocemente. Troppo velocemente, arriva la sera e la stanchezza è l’unica traccia che rimane del giorno. La stanchezza del lunedì è diversa da quella del venerdì. Di venerdì c’è una stanchezza da accumulo, è la fatica che si fa sentire. Il lunedì è una giornata affrontata di petto, divorata per passare al giorno dopo.

L’autunno è il tempo del fare, la ripresa di tutto. Non cambia solo la stagione, cambia la vita. In maniera veloce, specie per una donna che da un momento all’altro si ritrova a indossare scarpe chiuse. In primavera è diverso, per le scarpe aperte si aspetta di avere il piede un po’ abbronzato, comunque in ordine, con lo smalto. In primavera non indossare scarpe aperte è una scelta, in autunno diventa una necessità. E il piede intirizzito entra volentieri nella scarpa chiusa. In autunno un obbligo può diventare gradevole.

 

Lui aveva quel numero, ma furono le circostanze a far rinviare la telefonata. O il messaggio. Forse meglio, meno diretto. Ma poi una volta che mandi il messaggio devi essere pronto a sostenere un eventuale seguito e non era il momento giusto.

 

Lei non si aspettava nulla. Il pensiero di lui l’aveva sfiorata durante la domenica. Di lunedì non ebbe tempo di pensare. Martedì era tutto archiviato.

 

Martedì lui qualche domanda se la fece. In fondo se lui aveva avuto con facilità il numero di lei, lei avrebbe potuto avere con altrettanta facilità il numero di lui. Non sono le donne quelle brave a mandare i messaggi? Mai diretti, sempre tra le righe, anzi subliminali. Almeno nella fase preparatoria. Dopo diventano diretti come un Frecciarossa, ma questo accade dopo e a lui il dopo non interessava. Neanche a lei.

 

Il mercoledì si svegliò con il pensiero che stava facendo passare troppo tempo, specie per lui che di tempo ne aveva ancora poco. Bene, erano passati quattro giorni da quell’incontro e doveva trovare una formula.

 

Lei si svegliò con il sole sul viso. Che giornata magnifica. Doveva trovare assolutamente un’ora per respirare il mare. 

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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