Amore spicciolo d'autunno, la storia per intero

AMORE SPICCIOLO D’AUTUNNO

Che non bisogna chiedersi il perché si vuol fare qualcosa, certi pensieri a razionalizzarli si sciupano

 

 

“Ma che ci fa in una libreria”.

Tra tanti pensieri fu il primo, o almeno il primo razionale. L’istinto aveva già agito, a dire il vero per tutti e due,  in cerca di una via di fuga. Non era stato possibile. Si erano trovati di fronte e qualcosa bisognava pur fare, o dire. Ignorarsi era ridicolo almeno quanto profondersi in saluti commossi. Un fastidio dal quale uscire vivi al più presto possibile.  I decenni mandano in prescrizione sentimenti e rancori, ma la prescrizione non cancella i fatti e l’essere stati insieme per tanto tempo tanto tempo prima era un fatto. Quindi ora quel fatto andava affrontato in maniera brillante.

“Oh! Ciao”

“Ah! Ciao”.

“Come stai?” domanda inutile nel senso che l’incontro sapeva di inutile.

“Bene! Grazie e tu?”.

Bacetti sulla guancia, mezzo abbraccio.

“Ti trovo in forma” e mica si può dire che sei bellissima.

E lei capì perfettamente il senso e di rimando: “Com’è da queste parti?”.

“Dovevo comprare una Smart box”. Ah, ecco, un libro sembrava esagerato. Vabbè che si può cambiare, però. Si sentì rassicurata dall’acquisto della Smart box. Sì, decisamente aveva di fronte la stessa persona.

 

Seduti in un caffè

 

Ecco, scatta il caffè? Speriamo di no, però se scatta ce n’è da raccontare, bisognerà fare un gruppo whatsapp. 

Faccio scattare il caffè? Sì, sono fuori controllo, posso. 

“Caffè? Dai!” 

Il bar non è lontano, non si può neanche definire una passeggiata il tragitto. 

Metri di piombo. Pesanti. Per lei. Eppure quella Smart box è stata rassicurante, se al suo posto fosse stato acquistato un libro non avrebbe accettato l'invito. Le viene da ridere. 

"Perché ridi?"

"Perché sei un coglione" vorrebbe rispondere lei, ma preferisce un generico "Ah, no, niente, scusa".

Aria leggera di libertà. Per lui. Come sarebbe a dire "Ah, no, niente scusa", perché ride. 

Arrivati al bar, lei va verso il bancone. Un caffè si prende così. Lui si dirige verso un tavolino. 

È un autunno caldo, si sta benissimo all'aperto. È pomeriggio e il cielo prepara un tramonto trionfale, il caffè si trasforma in uno spritz. "O preferisci altro?"

Dannazione, lo spritz le piace moltissimo e non ha mai la compagnia per berlo a quell'ora d'autunno. Una birra è più estiva, o invernale da pub. Sì, lo spritz. Patatine noccioline e olive speriamo di no, meglio un piccolo tagliere. 

C'è anche il tagliere. Con formaggi e miele. Che banalità, formaggio e miele è un abbinamento anni '90. E i frittini, superati anche quelli. Non manca il tramezzino fatto in quattro pezzetti e passato al tostapane. La ciotolina con il riso Venere condito con listine di carote e pezzetti di sedano è la novità di questo secolo. Così come l'insalata di farro, in una ciotolina anche quella. E poi arriva a parte, su un piattino bianco a forma di barchetta, calda e a pezzetti giusti da portare in bocca, arriva una parmigiana, mentre lo spritz inizia a diradarsi tra i cubetti di ghiaccio. 

"Ne vuoi un altro"

"Sì"

 

 

Doppio spritz d'autunno

 

Il primo spritz guardingo, il secondo positivo. Il primo bevuto con compostezza, per il secondo la muscolatura si rilassa, la schiena si appoggia allo schienale della poltroncina, le gambe si allungano. Per il secondo spritz arrivano i nachos con la salsa piccante, uno sfizietto evergreen. Certo non si sono sprecati granché, però almeno hanno evitato le croste avanzate del pan carrè ripassate in padella e i fusilli freddi. Lì davvero sarebbe scattato un viaggio nel tempo. I nachos sono comodi da stuzzicare, sono bocconcini piacevoli, aiutano a sostenere una conversazione alla quale non è interessato nessuno dei due.

Sinceramente a lei non interessava sapere come viveva lui, lui qualche domanda in più l’avrebbe fatta ma percepì, incredibilmente, che non era il momento, che si stava bene così a dire qualcosa di inutile. Sarebbero state inutili anche le loro biografie degli ultimi decenni.

Il tramonto non deluse, apparecchiò sfumature rosse di grande effetto, il terzo spritz sarebbe stato troppo.

Sotto la luce di un tramonto d’autunno si salutarono, con un abbraccio sicuramente più affettuoso di quello che li aveva fatti incontrare.

Lei se ne tornò a casa, senza pensieri. Avrebbe voluto iniziare il libro acquistato nel pomeriggio, ma si buttò sul letto fresco, la finestra era aperta e si stava benissimo. Che bello dormire.

Lui avvertì un senso di insoddisfazione, qualcosa mancava per completare quella serata imprevista. Chiamò un’amica, di quelle fidelizzate, che fanno, e non fanno storie. Si presentò a casa di lei. Se ne andò dopo neanche un’ora. 

 

 

Risvegli d'autunno

 

Risveglio all'alba per lei. Un'alba immobile. Il primo pensiero andò al mare. Il secondo a lui. Troppo presto per un gruppo whatsapp, ne andava costituito uno ad hoc, in quelli che già aveva c'era sempre qualche componente di troppo. Meglio un caffè e una passeggiata al mare, con i piedi in acqua e un bagno quando il sole avesse scaldato appena un po'.

Mentre prepara il caffè, carica la lavastoviglie e pulisce il lavello della cucina. Prima di uscire passa lo straccio umido sui pavimenti. Quando rientra vuole trovare la casa fresca.

Risveglio più tardi per lui. Primo pensiero per lei. Senza farsi troppe domande, era solo questione di trovare il contatto. Non subito, prima un caffè. Che non bisogna chiedersi il perché si vuol fare qualcosa, certi pensieri a razionalizzarli si sciupano.

Un caffè, dunque, si guardò intorno, era abituato ad avere la macchina del Nespresso e lì non c’era. Ecco, alle volte è un dettaglio a poter rovinare il buonumore.

Il mare d'autunno è una meraviglia a cui tutti avrebbero diritto, bisogna avere in mente solo cose belle mentre si cammina sul bagnasciuga, non si possono avere brutti pensieri quando si percorre una favola. Il mare era liscio e silenzioso.

Lui decise di uscire e raggiungere un bar per avere un espresso decente. Mentre i pensieri prendevano forma riuscì ad apprezzare quella mattina fresca e scintillante.

Mentre lei tornava dal mare, lui usciva dal bar. No, un secondo incontro casuale sarebbe stato eccessivo. Infatti non ci fu.

Lui iniziò a passare mentalmente in rassegna tutti i modi per avere il contatto di lei, aveva la domenica a disposizione, anche se gran parte occupata nelle incombenze ufficiali.

Lei si organizzò al meglio la domenica. Decise di rinviare il gruppo whatsapp, in fondo potevano capire in poche, una o forse due, via, anche tre. Ma che senso aveva? Avrebbe tenuto il racconto per sé, magari poteva uscire bene in una sera d’inverno. O d’estate.

La domenica passa indolore e leggera, arriva la sera, la voglia è di gelato.

In gelateria si può andare da sole, immerse nei propri pensieri. In pizzeria non è possibile, in birreria non ne parliamo. Un bel cono cioccolato e zabaione, perfetto in una sera d’autunno che ancora fa caldo. Con la felpa poi si soffre anche un po’ il caldo e il gelato diventa buonissimo. Sì, bisogna sentire un po’ caldo per gustare al meglio un gelato.

 

Domenica sera d'autunno

 

Lui sta con gli amici, da tre ore ha il numero di lei. Gli sembra una conquista. Sarebbe bastato un giretto su Facebook, Linkedin, Twitter per trovare il modo di mettersi in contatto. Ma lui sui social non ci sta. Va bene il telefono. Certo, più a rischio ma siamo tra adulti. Birra e olive ascolane scendono giù. La pensa per un attimo e l’attimo dopo la desidera.

Chiamarla? Meglio un messaggio. Inopportuno di domenica sera? Forse meglio di lunedì mattina. Ma il desiderio è adesso. No, no, non può sbagliare, il messaggio è rinviato a domani. E si rimette a parlare con gli amici. In mano una birra, nell’altra qualche anacardo.

Torna a casa, buona idea il gelato. Potrebbe anche non dormire, non è tardi. Di guardare la tv non le va. Che tempo strano che è la domenica sera. La piccola vacanza è finita, ma ancora non ricomincia il lavoro. Si potrebbe fare qualcosa, ma cosa. Il giorno è trascorso bene, la sera si inciampa nei pensieri. Lui non l’ha cercata, non che lei se lo aspettasse. Però. Però insomma un qualcosa poteva anche starci. Però come la cercava? Che pensieri sballati a quest’ora. Dopo un giorno passato con la mente altrove. Meglio dormire.

Poteva anche approfittare di questa domenica sera di libertà. Ma era libera anche lei? Meglio non scatenare casini. Meglio un’anestesia temporanea che una tragedia destinata a durare negli anni. La domenica è uno spazio troppo sotto controllo. Meglio di lunedì, quando sono tutti distratti dalla ripresa. I tradimenti di domenica sono come quelli di Ferragosto o Capodanno, luci troppo forti, riflettori puntati. Meglio dormire. Si addormentò scocciato. 

 

Inizio settimana d'autunno

 

Il lunedì è un giorno pesante, eppure passa velocemente. Troppo velocemente, arriva la sera e la stanchezza è l’unica traccia che rimane del giorno. La stanchezza del lunedì è diversa da quella del venerdì. Di venerdì c’è una stanchezza da accumulo, è la fatica che si fa sentire. Il lunedì è una giornata affrontata di petto, divorata per passare al giorno dopo.

L’autunno è il tempo del fare, la ripresa di tutto. Non cambia solo la stagione, cambia la vita. In maniera veloce, specie per una donna che da un momento all’altro si ritrova a indossare scarpe chiuse. In primavera è diverso, per le scarpe aperte si aspetta di avere il piede un po’ abbronzato, comunque in ordine, con lo smalto. In primavera non indossare scarpe aperte è una scelta, in autunno diventa una necessità. E il piede intirizzito entra volentieri nella scarpa chiusa. In autunno un obbligo può diventare gradevole.

Lui aveva quel numero, ma furono le circostanze a far rinviare la telefonata. O il messaggio. Forse meglio, meno diretto. Ma poi una volta che mandi il messaggio devi essere pronto a sostenere un eventuale seguito e non era il momento giusto.

Lei non si aspettava nulla. Il pensiero di lui l’aveva sfiorata durante la domenica. Di lunedì non ebbe tempo di pensare. Martedì era tutto archiviato.

Martedì lui qualche domanda se la fece. In fondo se lui aveva avuto con facilità il numero di lei, lei avrebbe potuto avere con altrettanta facilità il numero di lui. Non sono le donne quelle brave a mandare i messaggi? Mai diretti, sempre tra le righe, anzi subliminali. Almeno nella fase preparatoria. Dopo diventano diretti come un Frecciarossa, ma questo accade dopo e a lui il dopo non interessava. Neanche a lei.

 

Mercoledì d'autunno

 

Il mercoledì si svegliò con il pensiero che stava facendo passare troppo tempo, specie per lui che di tempo ne aveva ancora poco. Bene, erano passati quattro giorni da quell’incontro e doveva trovare una formula.

Lei si svegliò con il sole sul viso. Che giornata magnifica. Doveva trovare assolutamente un’ora per respirare il mare. 

Quel mercoledì d’autunno era straordinario. Gli alberi iniziavano appena a ingiallire e con la luce accesa del mattino incorniciata da un cielo azzurro senza nuvole, restituivano un quadro d’altri tempi.

Si vestì con colori sobri, scuri, diversi da quelli dell’estate. Cercò di calcolare tutte le temperature che avrebbe affrontato nel corso della giornata: fresco al mattino, andava bene una camicia di lino doppio, ma sotto una maglietta era indispensabile, per il caldo di mezzogiorno e per il primo freddo della sera. Anche i pantaloni erano di lino doppio, un taglio elegante. Scarpe chiuse, ma estive. Andò tutto bene, pranzò con un pezzo di pizza con le patate, seduta su una panchina all’ombra. Durante il tragitto verso il forno il sole si era fatto sentire sugli abiti scuri.

 Lui continuava a chiedersi perché lei non lo avesse cercato. Eppure si erano salutati con calore, non gli era affatto sembrato un addio. Era stato gradevole quel tempo insieme. Si infastidì per la mancanza di attenzione. L’aveva monitorata più volte su whatsapp, sembrava attiva. Alle volte l’aveva sorpresa online e la pensava di nuovo. Inviò il messaggio: “Ciao”. Senza faccina sorridente, senza manina scodinzolante. Niente fiori e niente cuoricini.  C’era bisogno di firmarsi? No, sul profilo appariva la sua fotografia. Si erano visti quattro giorni prima, impossibile barare con un “Chi sei?”. C’è poco da dire: l’aveva fregata. Coinvolta comunque in una conversazione.

Lei aveva finito di mangiare la pizza, si stava pulendo le mani con un fazzolettino e l’amuchina. Non aveva voglia di guardare il telefono, ma solo di godersi ancora almeno mezz’ora di autunno. Non era riuscita ad andare al mare, la mattina era stata impegnativa e il pomeriggio sarebbe stato ancora più pesante. Un messaggio è un intruso in certi momenti. Il telefono rimase in borsa.

Lui notò che la doppia spunta non diventava blu. D’accordo che si può leggere anche senza aprire l’applicazione, ma se uno ha intenzione di rispondere per forza deve aprire l’applicazione. Avrebbe letto prima o poi e l’attesa non sarebbe stata lunghissima. Quindi poteva fare altro, poteva pensare ad altro.

Si alzò dalla panchina senza zelo. Squillò il telefono, guardò il numero, doveva rispondere. Un quarto d’ora a dare spiegazioni. Ormai era connessa di nuovo. Guardò le notifiche whatsapp, ce n’erano diverse. Alcuni dei gruppi silenziati ormai da anni, c’erano 45 messaggi. Uno della collega che la informava di alcune incombenze. Un altro di una conoscente alla quale piaceva inviare vignette con orsacchiotti e scritte ben augurali. E poi un numero che non conosceva che inviava un Ciao. La foto del profilo era piccolina, ma intuibile. Whatsapp chiedeva cosa doveva farne del messaggio, se bloccarlo, se metterlo nelle spam, se aggiungerlo ai contatti. Nulla di tutto ciò. Rispose con un altro Ciao. Senza faccine, senza manine, senza fiori e senza cuoricini. Era già una prima intesa. 

 

Punteggiatura d'autunno

 

“Spritz?”

“Spritz!” invio e pentimento per il punto esclamativo. Non avrebbe mai voluto trasmettergli troppo entusiasmo.

“Stasera?”

“Ok” stavolta senza esclamazione.

“19?”

“19.30”

Lui stava per inviare automaticamente il pollice alzato, ma si trattenne. In fondo l’emoticon è un modo per dire che la conversazione si chiude. E la conversazione poteva dirsi chiusa anche senza.

Lei pensò al pomeriggio devastante in agguato. Senza alcuna opportunità di prepararsi. Esaminò velocemente le sue condizioni. L’abbigliamento andava bene, gli stivaletti estivi avevano anche quel po’ di tacco. Unghie smaltate, capelli puliti e piastrati. No, non avrebbe dovuto pensarci, ma ci pensò. Ceretta recente. No, doveva rimandare indietro il pensiero. Mutande e reggiseno scoordinati. No, doveva chiudere la mente. Ma tanto non ci ha mai fatto caso.

Pomeriggio impegnativo, però le cose filano, una dietro l’altra.

Il posto, non ha chiesto dove. Ma se non è stato specificato significa che è quello di sabato.

Per una rinfrescata veloce sarebbe bastata la toilette dell’ufficio.

No, a casa non ci poteva passare. A casa non ci voleva passare, non voleva prepararsi troppo.

Tutto sommato lui non aveva un pomeriggio pesante. Lo passò sistemando alcune cose del viaggio. Non pensava a lei. Ci aveva pensato tanto prima del messaggio, ma ora a obiettivo raggiunto, poteva dedicarsi ad altro.

Se lo chiese, eccome. Lei si chiese se non avesse aspettato altro che l’invito a uno spritz. Le piaceva lo spritz. Si rese conto che in quattro giorni la temperatura era scesa, si chiese se la sera avrebbe fatto un po’ freddo.

Metà giornata passata e l’altra in agguato. Nel presente uno scambio di messaggi, fatti così, senza pensarci e ora c’era un appuntamento.

Messaggio alle amiche? No. Messaggio a un’amica? No. Avrebbe dovuto raccontare, rispondere, dire, ascoltare, giustificare, sdrammatizzare, prevedere, scherzare. E dopo avrebbe dovuto riferire, ascoltare, denigrare, assentire.

Lui ebbe un po’ di tempo per prepararsi. Una doccia e una camicia fresca. Pronto.

Finito di lavorare, lei rimase un po’ seduta, con gli occhi chiusi.

Dalla finestra aperta entrava un raggio di sole obliquo, di inizio tramonto. L’aria era ferma e il sole non scottava sulla pelle.

Stava andando in un non luogo, in un non tempo, era essenziale un non pensiero. 

 

Amore spicciolo d'autunno, il finale

 

Lui arriva un po' prima e chiede subito due spritz. E’ indeciso se accompagnarli con i crostini al salmone, un classico anni '80, poi oscurato dalle novità e tornato in voga di recente, o con il cartoccio di verdure fritte, più moderno sicuramente, ma c’è l’incognita del tempo, se lei arriva in ritardo il fritto si raffredda e si perde un bell’effetto. Pensa tutto questo? No, preferisce il cartoccio di verdure perché lo vuole lui.  Olive ascolane? Meglio le olive verdi, ma quelle grandi.

A volte il caso si organizza per il momento giusto e lei arriva insieme ai fritti.

Lui non si alza per salutarla, la prende per un braccio e la fa abbassare per i due bacetti d'ordinanza.

Lei si siede e inizia a mangiare i fritti e a bere lo spritz senza che lui la inviti a farlo.

Un quarto d’ora ed è tutto consumato, il dialogo invece continua, non è di circostanza.

“Mi va una birra” dice lei “ma al pub”.

“Andiamo”.

Al pub ci si arriva con una passeggiata, prendersi sottobraccio per camminare è fuori luogo. Sarebbe bello in questa sera calda di autunno, ma non si può.

La birra è grande e questa volta vince il salmone.

Sul tavolo con due grandi birre e il vassoio di salmone affumicato, ornato da ricciolini di burro e fettine di limone con qualche grano di pepe rosa, lui posa il telefono.

Il salmone è finito, le birre anche.

Arriva un messaggio e il display si illumina. Come sfondo del desktop la foto di lui circondato dal suo mondo.

 

Lei lo guardò, guardò quella foto e gli chiese: “Era proprio questo quello che volevi?”

Lui la guardò e le rispose: “Io volevo te”

“Anche io”.

Si strinsero in un abbraccio e un bacio senza tempo, e seguì amore senza tempo e sonno dei giusti. Nessuno li avrebbe cercati in quelle ore, sospese e rubate tra voli e soste. Il giorno dopo è un altro giorno. Si alzarono, presero un caffè insieme e uscirono. Uno dalla vita dell'altro.

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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