Amore spicciolo d'autunno, il finale

Lui arriva un po' prima e chiede subito due spritz. E’ indeciso se accompagnarli con i crostini al salmone, un classico anni '80, poi oscurato dalle novità e tornato in voga di recente, o con il cartoccio di verdure fritte, più moderno sicuramente, ma c’è l’incognita del tempo, se lei arriva in ritardo il fritto si raffredda e si perde un bell’effetto. Pensa tutto questo? No, preferisce il cartoccio di verdure perché lo vuole lui.  Olive ascolane? Meglio le olive verdi, ma quelle grandi.

A volte il caso si organizza per il momento giusto e lei arriva insieme ai fritti.

Lui non si alza per salutarla, la prende per un braccio e la fa abbassare per i due bacetti d'ordinanza.

Lei si siede e inizia a mangiare i fritti e a bere lo spritz senza che lui la inviti a farlo.

Un quarto d’ora ed è tutto consumato, il dialogo invece continua, non è di circostanza.

“Mi va una birra” dice lei “ma al pub”.

 “Andiamo”.

Al pub ci si arriva con una passeggiata, prendersi sottobraccio per camminare è fuori luogo. Sarebbe bello in questa sera calda di autunno, ma non si può.

La birra è grande e questa volta vince il salmone.

Sul tavolo con due grandi birre e il vassoio di salmone affumicato, ornato da ricciolini di burro e fettine di limone con qualche grano di pepe rosa, lui posa il telefono.

Il salmone è finito, le birre anche.

Arriva un messaggio e il display si illumina. Come sfondo del desktop la foto di lui circondato dal suo mondo.

 

Lei lo guardò, guardò quella foto e gli chiese: “Era proprio questo quello che volevi?”

Lui la guardò e le rispose: “Io volevo te”

“Anche io”.

Si strinsero in un abbraccio e un bacio senza tempo, e seguì amore senza tempo e sonno dei giusti. Nessuno li avrebbe cercati in quelle ore, sospese e rubate tra voli e soste. Il giorno dopo è un altro giorno. Si alzarono, presero un caffè insieme e uscirono. Uno dalla vita dell'altro.

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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