Tempo di Latina

Facciamo a chi ce l'ha più...

 

“…ci accontentiamo perché noi siamo così così…”

Solo perché l’anagrafica non coincide, altrimenti ci sarebbe da star sicuri che Roberto Vecchioni abbia scritto “Signor giudice” dopo aver visto l’attuale centro di Latina. Non che prima brillasse come una supernova, anzi a dirla tutta lo preferisco adesso, però, dico, già che ci metti le mani, osa, esagera, stupisci. E invece “…in fondo siamo uomini così così, sogniamo poco sogniamo sogni così così, ci accontentiamo perché noi siamo così così, e nelle foto veniamo sempre così così, ed ogni sera ci ritroviamo così così…”.

La terza cosa che colpisce in Olanda

Quando si va in Olanda la terza cosa che colpisce - le prime due sono i coffee shop dove si fuma marijuana & co. liberamente e le vetrine dove si acquista piacere legalmente (l’ordine sul podio è a seconda dei gusti, mulini a vento e fiori occupano il quarto e quinto posto) – sono le migliaia di biciclette utilizzate a ogni ora del giorno e della notte. Commento: «Ma qui è tutto piatto, è facile». Perché Latina è assai montuosa. Di tutte le storie che si possono raccontare di questa città forse quella delle acque è la più affascinante, di tutti i gemellaggi che si potevano ipotizzare forse quello olandese avrebbe avuto il senso più profondo. Con le polemiche più ovvie della terra, da sinistra a destra: «questi vogliono andare a mignotte», da destra a sinistra: «questi vogliono ammazzarsi di canne». Considerata la par condicio di insulti preventivi, tutti se ne sono guardati bene dal proporre una cosa sensata.

Cioè di pensare Latina come un’Olanda sul Mediterraneo, una città presa alle acque e non importa se al posto dei mulini bianchi ci sono le idrovore di primo novecento, testimoni di un’industria e un mondo che si preparava al futuro. Di pensare che si potesse arrivare alla stazione di Latina Scalo e, in attesa della metro leggera, inforcare la bici che nel frattempo nessuno ti ha rubato per venire in centro. Nel passato, in fondo prossimo di cui spesso si ostenta una certa nostalgia, le cose funzionavano così. Ma il presente è sempre meglio non ci sono dubbi. Ma possibile che questo presente sia così così? Possibile che invece di fare di Latina una città ciclabile al cento per cento ci si accontenti di un anellino? Ma questa paura di sbagliare, di essere criticati, da dove arriva? “…in fondo siamo uomini così così, sogniamo poco sogniamo sogni così così …”.

Cose nostre

In attesa della Nuova Olanda teniamoci la pistarella in centro, la prostituzione multirazziale sulla Pontina e le coltivazioni abusive di cannabis disseminate tra i campi o allestite nei garage con le lampade ad hoc che le compri su internet nessuno ti può dire niente. Per i mulini bastano un paio di pale eoliche, i fiori c’erano, ma le aziende sono andate fallite.

Parole grosse, misure piccole

Su Facebook Enzo De Amicis dimostra che l'anello ciclabile non è a norma

Questione di centimetri, inalienabili in determinati momenti della vita. La gara si disputa con metro e righello. Considerato che l’ospedale è a norma, le scuole sono a norma e gli uffici giudiziari sono a norma, in una città così diventa cosa inderogabile avere la pista ciclabile a norma. Pista ciclabile, parola grossa per qualche metro con una qualche protezione a ridosso dell’isola pedonale. Forse non si è capito che, mutuando da altri ambiti, la gara è per la lunghezza, sulla larghezza si può mediare. Su Facebook, regno del commento democratico e urlato stile talk show perché finalmente siamo tutti in televisione, la polemica ha un certo successo. Solo l’ultimo inascoltato commento spiega come stanno le cose a Berlino, dove fino al 1989 c’era un muro e ora ci sono strade, marciapiedi e piste ciclabili (è vero, con i ciclisti che se gli invadi lo spazio ti falciano), e non stanno lì a discutere dei centimetri, ma vanno avanti a chilometri.  

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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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