Racconti spiccioli, il quotidiano e lo straordinario di una piccola umanità

In scena le corna del lunedì

ATTO PRIMO

I fiori, secchi sui petali e marci alla radice, finirono nel sacchetto dell’umido.

Era spuntata dal nulla l’amica che non vedeva da anni, anzi che per anni neanche aveva pensato.

All’improvviso si apre la porta dell’ufficio e la sorpresa stagliata lì di fronte, come sputata da un passato che si fa molta fatica a ricollegare alla vita attuale.

Incredulità, commozione, amarcord e poi la percezione che non c’è più niente da raccontare. Un momento di vuoto, di imbarazzo, di incapacità di continuare. I fiori sul tavolo.

M: “Allora ciao, ti lascio al tuo lavoro”

A: “No, cioè sì, come ti posso rivedere?”

M: “Il mio numero”

A: “Ecco il mio, ciao”

 

 

Alle volte si può pensare all’amicizia, anche alla conoscenza, come a qualcosa che dura tutta la vita. Ma se io ho deciso di andare in Inghilterra a studiare e tu rimani al paese per un corso di formazione e poi vai a lavorare, di cosa parleremo tra quindici anni, quando ci incontriamo?

Ti ricordi quel pomeriggio di luglio quando ci siamo fatti una canna? No, non me lo ricordo, si vede che il fumo era buono e ha fatto effetto.

Ti ricordi quanto era fico C.? Ecco, vallo a vedere adesso, sempre se lo riconosci.

E S., è sempre così puttana? È diventata un mostro, adesso le è un po’ più difficile darla.

Ti ricordi la villetta in centro di Z. dove andavamo per le feste? Buttata giù e costruita una palazzina.

 

 

ATTO SECONDO

Con ai piedi smalto azzurro e zoccoli rosa leopardato a tacco alto ti puoi sentire a tuo agio. Il secondo appuntamento era in un luogo strano, voleva forse essere moderno, probabilmente originale. Un esperimento

fallito in tutti i sensi e le pareti bianche sporcate dal tempo insieme ai grandi frigoriferi della coca cola con il vetro unto rendevano l’idea del set di uno sceneggiato americano anni ‘60 abbandonato da quell’epoca. In compenso il cielo era color celeste acceso e la birra molto fresca.

Fuori della routine di un ufficio forse l’incontro con l’antichissima amica del cuore poteva avere più contenuti.

M.: “Levami una curiosità, ora puoi dopo tanti anni: come hai fatto quella notte a beccare il tuo fidanzato con l’amante”

A.: “Sono stata avvertita dal mio amante: sua moglie quella sera aveva invitato a cena l’amante del mio fidanzato. Il mio amante ascoltò la telefonata con la quale i due si mettevano d’accordo per il dopo cena e mi chiamò per  riferirmi il tutto”

M.: Dai, impossibile”

A.: “Impossibile quanto vuoi, ma intanto quella notte non mi sono sbagliata”

M.: “E oggi lo racconti così, senza soffrire”

A.: “A distanza di anni mi sembra il minimo”

M.: “Anche tu avevi un amante”

A.: “Te l’ho appena detto”

M.: “Quindi anche tu eri colpevole”

A.: “Non mi sono mai sentita in colpa”

M.: “Ma che significa che avevi un amante”

A.: “Che ci andavo a letto abbastanza spesso”

M.: “Ma io non mi sono mai accorta di niente”

A.: “Erano affari miei”

M.: “Adesso mi spiego perché di tanti tuoi comportamenti, perché eri sempre stanca”

A.: “Ho appena detto che erano affari miei”

M.: “Ma io ero tua amica!”

A.: “Quindi?”

M.: “Avevo diritto di sapere”

A.: “Non vedo perché”

 

ATTO TERZO

A.: “Mi sembra che alla fine siamo sopravvissuti tutti”

A2.: “A cosa?”

A.: “Alle corna”

A2.: “C’è ben di peggio di cui morire”

A.: “La sai una cosa? Si tradisce sempre di lunedì”

A2.: “?”

A.: “Il sabato e la domenica si passano regolarmente, nella situazione convenzionale, con la persona “ufficiale”. Intanto il desiderio dell’altro aumenta. Il lunedì si torna alla vita normale, che a quel punto diventa sinonimo di libertà. Tempo di una telefonata, di organizzarsi ed è fatta”

A2.: “Hai ragione. E’ anche il giorno che ci sono meno controlli dall’altra parte, soddisfatta del fine settimana passato insieme”

A.: “Magari trascorso in maniera particolarmente affettuosa per non destare sospetti”

A2.: “Che giorno è oggi?”

A.: “Sabato”

 

Si chiude il sipario. A., A2, e M. escono da dietro le quinte dopo aver recitato “Corna di lunedì”.

Ricevono gli applausi. Per loro è sempre un piacere particolare mettere in scena questa rappresentazione di sabato: sanno che ad almeno una delle persone tra il pubblico, aspirante traditore o cornuto, qualcosa  è andato di traverso mentre ascoltava.

In fondo il teatro vuole suscitare emozioni.

 

 



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IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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