I racconti della professoressa Corsetti

L'ora del tè

In casa continuo a stare con le serrande abbassate, stanno ancora lavorando sulla facciata esterna del palazzo. Ho dovuto tirare dentro l'alberello di limoni, proprio adesso che aveva fatto i fiori. Mia sorella trova delizioso quest'albero in casa. Peccato che in casa non ci sono le api e se non ci sono le api l'albero di limoni diventa un comune albero di foglie. La buganville si è arresa, forse l'ho potata troppo quando ho dovuto metterla dentro. Chissà se si riprende.

Dalla mia collezione di teiere scelgo la più adatta per questo pomeriggio: verrà a trovarmi quello che una volta era il giovane, più giovane di me, dirigente scolastico del liceo. Da qualche anno è andato in pensione anche lui. L'ho incontrato l'altra sera al teatro e mi ha chiesto il numero di telefono. Mi ha detto anche che si è separato dalla moglie. Certo, se n'è ricordato presto. A sessant'anni passati, l'unico momento della vita in cui una moglie serve davvero. Boh.

Però debbo ammettere che stava meglio delle ultime volte che lo avevo incontrato. Mi è sembrato di assistere a un vero esempio di metamorfosi del maschio liberato. Più giovanile nel look, più brillante. Intorno a lui tante persone. No, per carità, anche prima era una piacevole persona, ma adesso, come dire, adesso sembra più luminoso.

Puntualissimo, con un piccolo mazzo di fiori in mano. Che gentile. Chissà dove avrà trovato un mazzolino così grazioso, così minuscolo. No, va benissimo così, più grande mi avrebbe messo in imbarazzo. Mi chiedo solo dov'è che ci si può far confezionare un mazzolino così. Non c'è neanche la targhetta del negozio. Forse un chiosco di quelli abusivi in mezzo alla strada.

Io ho tirato fuori la mia collezione di tè. E' il mio vero vizio. Mi piace averli, collezionarli. Insieme alle teiere.

"Allora, ci stiamo godendo questa pensione e tutta questa libertà?"

A guardarlo meglio ha la camicia stirata un po' approssimativamente. Si starà facendo crescere i capelli?

"Beh...sììì....era un passo che dovevo affrontare"

"E come ti sei organizzato?"

"Ho preso in affitto un monolocale, all'inizio portavo le camicie in lavanderia, poi ho comprato tavola e ferro da stiro..non me la cavo male"

Capisco, la lavanderia costa.

"Sono squisiti questi biscotti! E la torta..ma anche i rustici. Non dovevi!"

"Mica capita tutti i giorni di avere per l'ora del tè un uomo libero! Dovrò viziarlo un po'".

Mangia. Questa è fame.

"E come ti sei organizzato con la cucina..immagino che deliziose cenette per conquistare le donne!"

"All'inizio mi sono arrangiato con i piatti pronti. Poi però non sai mai con cosa è cucinata questa roba, ho iniziato a fare da me"

"Ti ha fatto bene alla linea! Guarda come hai calato la pancetta"

I pantaloni gli fanno l'effetto stampella. Agita i capelli.

"E che chioma! Hai deciso di fare il capellone?"

"No, sai com'è non ho tempo per andare dal barbiere"

"Ma che dici, non hai tempo....sei pensionato e non hai neanche più una moglie che ti comanda a bacchetta! Confessa piuttosto che ti senti un po' hippie!"

Dallo sguardo temo che voglia strangolarmi. Forse ho esagerato con quella "moglie che ti comanda a bacchetta". Però è la verità.

"Scherzo ovviamente! A proposito di tua moglie: leviamoci subito questo dente...come ha preso la separazione? Ci è rimasta molto male? Oh...scusa ma io do per scontato che sei stato tu ad andare via di casa! Perché te ne sei andato tu, vero? Nel senso che lei è rimasta dove abitavate e tu.."

Io la signora l'ho incontrata come si dice adesso "in grande spolvero". Si è tenuta la casa e si è tolto il marito: fortune mica per tutte. Ancora lavora, i figli sono grandi.

"Sì, ha sofferto. D'altra parte io non ce la facevo più, il nostro era un matrimonio finito da tempo. Finché ho lavorato non ci ho pensato più di tanto, poi con la pensione ti rendi conto che il tempo passa, che potresti perdere l'ultimo treno. Lo so, sono un'egoista. Ma che dovevo fare?"

Mai sentiti, lo giuro, tanti luoghi comuni uno dietro l'altro.

"Hai fatto benissimo! Lei se ne farà una ragione. Ma almeno la aiuti?"

"Oh sì, mi sono impegnato a pagare tutte le bollette. Compreso il canone Rai e l'abbonamento a Sky".

Ecco perché sono rimasta zitella: io un fesso così non l'ho mai trovato.

"Sei un uomo raro e speciale. Dai, a me puoi dirlo...quanto fidanzate hai?"

"Ma sì, ora che è tutto a posto posso dirlo: la stessa di sempre. C'era già da prima della separazione e ora possiamo stare insieme quando vogliamo e in pubblico".

Bell'affare che ha fatto questa.

"Che storia deliziosa! Quindi andrete a vivere insieme? Lei è libera, mi sembra di capire"

"Sì, è libera ma per ora rimaniamo ognuno a casa sua. A lei non è sembrato delicato vivere subito insieme, non le è sembrato delicato nei confronti della mia famiglia"

Secondo me lei non sa come uscire da questo pasticcio. Un conto è l'uomo vincolato, che vedi poco ma che, vuoi i sensi di colpa, vuoi la precarietà della situazione, si sforza di dare il massimo di sé. Un conto è rischiare di trovarsi a convivere con un pensionato che paga le bollette alla ex moglie.

Comunque il tè ce lo siamo bevuto, i pasticcini, la torta e i rustici se li è mangiati. Ora gli offro un po' di frutta, così forse capisce che sarebbe il caso di congedarsi. O sta cercando un invito a cena? Ecco, suonano anche le campane. Come dimenticare la filastrocca che recitava mia nonna a quest'ora:

"Sona l'Ave Maria

chi sta in casa d'altri se ne vada via

ma non lo dico a te cara comare

statte pure quanto te pare

ma se io stessi a casa tua

come tu stai a casa mia

prenderei la strada

e me ne andrei via"

a questo la nonna non gli diceva niente?

Sparecchio tazze e cucchiaini, e non accenno a preparare per la sera.

Finalmente agisce il sesto senso, che nell'essere maschile è per decreto a scoppio ritardato.

Intuisce che è l'ora di accommiatarsi.

"Devo andare"

Non deve andare da nessuna parte, ma io gli faccio credere che ci credo.

"Di già...eh, chissà che seratina che ti aspetta"

Immagino triste di fronte alla tv.

 

 

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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