Filologico, romanzo spicciolo - Cap.XI

L'estate è in agguato

Le quattro stagioni esistono eccome. Anche ai tempi dell’asfalto e del cemento. A parte una fastidiosa escursione termica per la quale a mezzogiorno stai al mare a prendere il sole e la sera è ancora necessario il cappotto, a Latina è inequivocabilmente primavera. Ma se non bastassero i fiori e il vento tiepido c’è la regina del mondo, la pubblicità, che ci preannuncia l’imminenza della stagione calda. E la devastante necessità di abbandonare calze e abiti adatti a mascherare le tremende imperfezioni vietate d’estate. Per cellulite, smagliature, peli superflui e chili di troppo l’inverno è un’isola felice dove si possono nascondere le inenarrabili brutture. D’estate è tolleranza zero. Inoltre il caldo disidrata la pelle e i capelli, anche loro necessitano quindi di cure suppletive. Le solite secchione, le insopportabili sempreperfette non temono l’appuntamento: ogni settembre iniziano a prepararsi per l’anno successivo. Il resto dell’umanità corre ai ripari dopo Pasqua. La novità del 2011 è la valorizzazione del prezzo. Il prezzo, questa cosa volgare, innominabile quando si tratta di qualità, è stato sdoganato. Ma prendendola alla larga. Così abbiamo prodotti per i capelli buoni come quelli che costano fino a 60 euro e creme che sono pari a quelle di lusso. L’invito al low cost in fatto di bellezza. A proposito, l’acido ialuronico ora si prende anche per via orale, senza che una sta a cercare dove metterlo, se lo ingoia e poi lui sa il fatto suo. Regime alimentare prossimo: sveglia la mattina, un litro d’acqua accompagnato da compresse di ananas contro la cellulite, compresse di mirtillo per favorire la circolazione, compresse di beta carotene per prepararsi all’abbronzatura, compresse di selenio contro i radicali liberi, compresse di acido ialuronico per spianare le rughe. Lavanda gastrica per evitare un’intossicazione.

A sedici anni nessuno ci aveva detto che troppo sole fa male. Giusto un po’ di protezione i primi giorni e poi via con prodotti super grassi per agevolare la tintarella. Indimenticabile crema Eutra. Chissà se esiste ancora. La cerco con Google e la trovo nel settore zootecnico con la seguente dicitura: crema emolliente e reidratante, ottima per lenire arrossamenti e screpolature sulle mammelle degli animali da latte. Con questa cosa qua dovremmo esserci procurate danni permanenti all’epidermide.

Secondo solo alla crema Eutra, l’olio di cocco. Un odore magnifico che quando ti capita di risentirlo vieni subito catapultata nel secolo scorso e nelle nostalgie dell’adolescenza. Con quella roba addosso la pelle friggeva sotto il sole d’agosto. L’estate finiva a colpi di eritema.

Altro che integratori alimentari: all’epoca potevi aiutarti ingerendo abbondanti carote. Anche le rape rosse andavano bene, ma non hanno mai avuto lo stesso successo.

Prodotti per proteggere i capelli dalla salsedine. Per carità, il mare e il sole ci facevano più bionde. Un tocco di acqua ossigenata completava il lavoro. A ottobre ci ritrovavamo con le punte completamente squamate e la ricrescita scura. Allora partivano gli impacchi a base di olio di ricino. No, non sono racconti di inizio ottocento, ma di una trentina di anni fa. Giuro, non esistevano le gocce di semi di lino senza le quali oggi è impossibile pensare di pettinarsi dopo lo shampoo. O forse esistevano e le vendevano solo a Milano come tutte le cose fighe di allora.

Castelli di sabbia. Quanto mi piaceva farli. Con secchielli e palette, con la sabbia bagnata per fare i ghirigori. Quanto mi piacerebbe farli ancora. Già mi ci vedo sul bagnasciuga. Il problema è che mi vedrebbe il resto del mondo. A 46 anni, con foulard in testa e occhiali da sole, a fare i castelli di sabbia. Interverrebbe il 118. Ci vorrebbe uno straccio di fidanzato per giustificare che magari in due, alla fine è un modo per stare insieme. Ma dove lo trovo uno disposto a fare i castelli di sabbia con me? Magari lo trovo anche, ma la differenza non è sottile: per me il castello sarebbe il fine, per il maschio il mezzo. Io lì a fare castelli e quello a vergognarsi con me, pensando solo al rientro e alla ricompensa. Inoltre si scoccerebbe subito e dopo dieci minuti abbandonerebbe il campo con la scusa di andare a prendere un caffè al bar. E io, per dieci minuti di castello di sabbia debbo incollarmi uno per tutta la giornata?

Bagno con il mare mosso. Lo adoro. Mi piace tuffarmi in mezzo alle onde, farmi frullare fino alla riva. È pericoloso, lo so. Ma l’ho sempre fatto. Poi senti di drammi in mare, in un paio di metri d’acqua. E ci ripensi, ti chiedi come sei sopravvissuto alla tua infanzia. Forse perché non ci facevano neanche avvicinare al bagnasciuga se non erano passate tre ore almeno dal pranzo? Forse perché ci insegnavano da piccolissimi a nuotare?

Racchettoni. Impedita cronica, ci ho provato un paio di volte. Non fa per me. Sarà per questo che mi infastidiscono tanto quelli che ci giocano e quella maledetta pallina che ti colpisce come un proiettile mentre stai dormendo sotto il sole.

Cristiana mi scrive: ti ricordi Aristofane? Certo, siamo andate a Minturno a vedere Le Nuvole. L’avevamo studiata al liceo nei mesi precedenti quella commedia. Era divertente, avevano riadattato alcune battute ai tempi moderni e funzionava alla perfezione. Nulla a che vedere con la maestosità delle tragedie, ma forse anche per i greci qualche volta era estate e voglia di ridere. Loro davano la colpa a Dioniso. Apollo certe cose non le avrebbe tollerate. Noi più semplicemente eravamo la generazione della crema Eutra.

IL PATTO DI MISAMBOR

     IL PATTO DI MISAMBOR

Pianeta Terra, anno 12065. Dopo millenni di battaglie tra tecnologici, ambientalisti e religiosi viene firmato il Patto di Misambor grazie al quale l’uomo dovrebbe vivere felice e in pace per l’eternità. Infatti per i primi secoli le cose vanno esattamente così. Ma “eternità” è parola grossa da digerire: per questo motivo nel Patto di Misambor vengono inserite due clausole: la prima, richiesta dagli ambientalisti, esige che comunque sia previsto un ciclo nascita-crescita-maturità-vecchiaia. La seconda, richiesta dai religiosi e ben più complessa, sancisce la possibilità della morte. Qualunque essere umano muore nel momento in cui sulla terra nessuno gli vuole più bene.

Non c’è neanche uno straccio di astronave in questo romanzo ambientato tra diecimila anni, né si va a passeggio tra le stelle e tantomeno tra le scimmie. In fondo l’umanità riesce sempre a superare se stessa.

 

Autore: Maria Corsetti

Titolo: Il Patto di Misambor

Editore: Falco Editore

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 112

Prezzo: 10 euro

Copertina di Lorenzo Moriconi

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